
by Vittoria Adelfi
Approfondimento della CONFEDERAZIONE DEMOCRAZIE CRISTIANE 2026
Tema: ‘immigrazione, sicurezza delle frontiere e della tutela dell’identità culturale europea, dopo l’invasione dí migliaia dí irregolari provenienti dal Marocco, che già delinquono compiono furti, occupazioni dí case abusive e violenze, sotto gli occhi di tutti (rischio terroristi infiltrati). La rabbia dei residenti a Ceuta (Spagna), non puo’ che farci riflettere.
Oggi infatti, ci si trova nel cuore di uno dei dibattiti più accesi e complessi della politica contemporanea.
La metafora del racconto “I topi” (1958) di Dino Buzzati offre un punto di osservazione efficace per descrivere il sentimento di impotenza, declino e negazione che parte dell’opinione pubblica percepisce nell’Europa di oggi.
Ecco una riflessione che sviluppa la nostra visione, analizzando la crisi geopolitica, il parallelo con l’opera di Buzzati e la necessità di una svolta nelle politiche d’ingresso dell’Unione Europea.
LA CASA INVASA: la parabola di Buzzati e il grande sonno dell’Europa
Nel 1958, Dino Buzzati pubblicò “I topi”, un racconto inquietante e profetico sulla dinamica con cui le comunità stanche e permissive scivolano verso la perdita del proprio spazio. La trama è lineare: in una villa padronale iniziano a manifestarsi i primi roditori. All’inizio pochi, impercettibili. I domestici lanciano l’allarme, ma il padrone di casa minimizza, rassicura, dice che l’allarme è sproporzionato. Nel frattempo i topi aumentano, prendono possesso delle stanze, cambiano i ritmi della casa, finché la proprietà smette di appartenere a chi l’aveva costruita.
Buzzati non parlava solo di animali: descriveva la psicologia della decadenza. Prima la negazione, poi la minimizzazione, infine la resa passiva.
La gestione dei flussi e l’ipotesi delle geometrie geopolitiche
Oggi l’Europa assiste all’arrivo costante di migliaia di giovani immigrati clandestini. Un fenomeno che non può più essere letto solo come un’emergenza umanitaria spontanea, ma come il risultato di precisi equilibri — e squilibri — geopolitici.
Se da un lato vi sono le responsabilità dirette dei governi europei (come le politiche di apertura del governo Sánchez in Spagna), dall’altro emerge la percezione che i flussi migratori vengano usati come vera e propria arma di pressione strategica. Il rifiuto di alcune nazioni di allinearsi alle direttive atlantiche o di concedere le proprie basi per escalation militari (ad esempio contro l’Iran) rischia di trasformare le coste europee nel bersaglio di ritorsioni o destabilizzazioni guidate da attori esterni. In questo contesto, le responsabilità politiche del Marocco e di altri Paesi di transito non possono più essere taciute o perdonate in nome di un cauto pragmatismo diplomatico.
La paralisi culturale e la minaccia del radicalismo
Il parallelo con la metafora buzzatiana diventa evidente nell’atteggiamento dell’élite culturale ed europea di fronte alle conseguenze dell’immigrazione incontrollata.
Per decenni si è scelto di ignorare il legame tra flussi sregolati, radicalizzazione religiosa e nascita di enclave urbane impermeabili alla legge dello Stato.
Di fronte al diffondersi di valori incompatibili con le libertà occidentali e all’aumento delle minacce alla sicurezza nazionale, la risposta del discorso pubblico dominante è stata spesso l’autocensura morale:
- La minimizzazione: derubricare i problemi di integrazione o il radicalismo a semplice “disagio sociale”.
- Il marchio ideologico: etichettare chiunque chieda il rispetto delle regole e la difesa dei confini come “estremista” o “razzista”.
- Il rigetto identitario: la rinuncia difensiva alle proprie radici storiche, linguistiche e cristiane per un male inteso senso di accoglienza.
Come i protagonisti del racconto di Buzzati, un’Europa priva di fiducia nella propria legittimità finisce per cedere spazio non perché l’altro sia invincibile, ma perché ha smesso di credere nel diritto di difendere la propria casa.
Riprendere il controllo: regole, sicurezza e sovranità
L’Unione Europea e l’Italia devono prendere atto che un continente non può farsi carico indefinitamente delle pressioni demografiche e sociali del resto del mondo. Difendere la cultura e la sicurezza non è un atto di ostilità verso l’esterno, ma un dovere primario verso i propri cittadini.
Per invertire questa tendenza servono scelte nette e non più rinviabili: - Confini certi e rigidi: stabilire regole chiare e inderogabili su chi ha il diritto di entrare e risiedere nell’Unione.
- Politiche di Remigrazione e rispiegamento: attuare espulsioni effettive per chi entra clandestinamente o professa l’estremismo religioso.
- Fermezza diplomatica ed economica: applicare sanzioni o sospensioni dei rapporti commerciali verso quei Paesi terzi — come il Marocco — che usano il controllo dei flussi migratori come strumento di ricatto politico.
Una società che non riesce più a nominare le minacce e a proteggere i propri confini è una società destinata a perdere il controllo della propria storia. È tempo che l’Europa si svegli dal sonno e torni padrona a casa sua.
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Confederazione Democrazie Cristiane (CDC 2026)
Ufficio di Presidenza
Dott. Vittorio Adelfi Segreteria Politica
Dott. Carmelo Antonio Comi
Napoli, 02Agosto 2026
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