
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Roma, Sabato Settembre 2026
By Gilberto Di Benedetto
Mattei, Pasolini e quella guerra invisibile che passa dalla mente
Ci sono storie italiane che non finiscono con un’inchiesta o con un funerale. Rimangono nella memoria come domande senza una risposta definitiva. Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini appartengono a questa categoria. E quando si osservano le loro vicende insieme, una parola torna inevitabilmente: petrolio.
Mattei non era soltanto un dirigente dell’ENI: aveva un’idea dell’Italia, un Paese che non voleva essere soltanto cliente delle grandi compagnie petrolifere internazionali, ma interlocutore dei Paesi produttori. Il 27 ottobre 1962 il suo aereo precipitò. Per anni si parlò di incidente; le successive indagini arrivarono a sostenere l’ipotesi del sabotaggio, senza però individuare i mandanti.
Tredici anni dopo morì Pasolini. E qui la storia diventa ancora più inquietante. Pasolini non aveva petrolio, capitali o apparati di potere: aveva una macchina da scrivere e la capacità di osservare. Nel suo incompiuto Petrolio compaiono Mattei, l’ENI ed Eugenio Cefis, elementi che negli anni hanno alimentato interpretazioni sul rapporto tra il romanzo e la morte dello scrittore. Ma una pista interpretativa non è una verità giudiziaria, e proprio questa distinzione deve essere mantenuta. È qui che entra la psicologia.
La guerra psicologica non passa necessariamente attraverso la violenza: può passare attraverso la percezione. Quando una vicenda rimane oscura, la mente tende a riempire il vuoto. Un sospetto può diventare certezza, una mezza verità può diventare una storia completa, una narrazione può finire per sostituire i fatti. Il vero potere, allora, può essere anche quello di controllare la cornice dentro la quale le persone interpretano ciò che accade.
Mattei e Pasolini continuano a parlarci proprio perché ci costringono a fare domande: quali interessi erano in gioco? Quali equilibri economici e internazionali? Cosa sappiamo davvero e cosa, invece, abbiamo soltanto imparato a ripetere? Oggi discutiamo di petrolio, gas, idrogeno, rinnovabili e indipendenza energetica, ma il problema è più grande del prezzo alla pompa. Un Paese dipendente dall’energia degli altri è vulnerabile; un Paese incapace di distinguere i fatti dalle narrazioni lo è due volte. Per questo l’indipendenza energetica dovrebbe diventare una grande politica nazionale: ricerca, tecnologia, produzione, accumulo, reti, idrogeno e fonti rinnovabili. Non per costruire nuovi nemici, ma per ridurre le dipendenze.
Forse è questa la lezione più attuale di Mattei: quanto è libero un Paese che non controlla l’energia di cui ha bisogno? E quella di Pasolini: quanto è libero un Paese che non riesce più a capire chi gli sta raccontando la realtà e perché? La prima battaglia, forse, non è contro qualcuno. È per l’autonomia. Energetica, economica e soprattutto mentale. Perché la libertà comincia quando una persona decide di non accontentarsi della prima risposta e continua a fare domande.
Dott. Gilberto Di Benedetto
Psicologo, psicoterapeuta
Esperto di guerra psicologica e operazioni PSYOP

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