
Da Redazione WeekNews – Editor Vittorio Adelfi
Napoli, Lunedi 28 Settembre Napoli, Sabato 26 Settembre 2026
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I Sognatori della Guerra: perché l’Europa di Ursula von der Leyen rifiuta la pace e insegue un nemico fantasma
Mentre i tavoli della diplomazia internazionale registrano timidi ma concreti movimenti di realismo — con segnali che arrivano dagli Stati Uniti e una linea russa che ribadisce la propria impostazione sui confini e sulla sicurezza —, nel cuore di Bruxelles il tempo sembra essersi fermato. Anzi, si è mosso all’indietro.
L’Unione Europea, guidata con ostinazione cieca da Ursula von der Leyen e dai falchi della Commissione, continua a rifiutare categoricamente qualsiasi via d’uscita diplomatica. Sorda agli appelli alla ragione e allergica a un vero negoziato che non sia la resa incondizionata dell’avversario, l’Europa ufficiale ha scelto di imboccare una via pericolosa: quella del riarmo a oltranza e della retorica della paura.
L’allergia alla diplomazia e il dogma del “cessate il fuoco finto”
La posizione di Bruxelles è ormai un disco rotto. Ogni qualvolta si profila l’orizzonte di un possibile accordo o di un compromesso di lungo periodo, la risposta dei vertici comunitari è la stessa: invocare il pericolo imminente, accusare di debolezza chiunque proponga il dialogo e pretendere una tregua che Mosca e altri osservatori di geopolitica definiscono giustamente uno strumento per ricaricare gli arsenali di Kiev.
Ma la verità che Ursula von der Leyen e i suoi alleati rifiutano di ammettere è un’altra: la pace vera richiede compromessi, riconoscimento della realtà sul terreno, neutralità e garanzie di sicurezza per tutti. L’Europa, al contrario, predilige la narrazione manichea del “bene contro il male”, chiudendo gli occhi sui fallimenti strategici del passato — dagli accordi di Minsk disattesi alle promesse di un’espansione della NATO a Est gestita con leggerezza criminale.
Il nemico inesistente e la psy-op del terrore
Per giustificare miliardi di euro sottratti allo stato sociale, alle imprese e alle famiglie europee e dirottati verso l’industria bellica, i burocrati di Bruxelles hanno bisogno di un motore potentissimo: la paura.
Ecco allora che viene costantemente paventato un nemico che non c’è, o meglio, la cui minaccia viene sistematicamente distorta e ingigantita. Si agita lo spettro di un’invasione russa dell’intera Europa occidentale — uno scenario smentito dai fatti, dalla logica militare e dalle reali dimensioni del conflitto in corso — unicamente per compattare con il terrore un’opinione pubblica che, nei fatti, chiede a gran voce la fine delle ostilità.
Si soffia sui venti di guerra con la stessa leggerezza con cui, anni fa, si firmavano assegni in bianco a una strategia rivelatasi fallimentare. La Von der Leyen si erge a custode di un ordine bellicista che non protegge i cittadini europei, ma li espone a rischi economici, sociali e geopolitici inauditi.
Il silenzio colpevole di Roma e il conto salatissimo pagato dagli italiani
E l’Italia? A chiudere il cerchio di questa follia collettiva ci pensa il governo Meloni, che nei fatti si è appiattito in modo supino sulle linee dettate da Ursula von der Leyen, dimenticando ogni promessa di sovranità e discontinuità.
Mentre Roma si allinea acriticamente ai diktat euro-atlantici, chi subisce realmente il peso dell’embargo e delle sanzioni non sono le stanze ovattate del potere, ma i cittadini italiani. A causa di scelte energetiche scellerate, oggi l’Italia compra gas ed energia a prezzi fino a cinque volte superiori rispetto a quando l’approvvigionamento arrivava stabilmente dalla Russia. Il risultato? Bollette insostenibili per le famiglie, una mazzata spaventosa per la competitività delle nostre imprese e risorse pubbliche sistematicamente sottratte al welfare.
La realtà è sotto gli occhi di tutti: ci ritroviamo con servizi sanitari al collasso, infrastrutture insufficienti e un impoverimento generale della popolazione, mentre si continuano a bruciare miliardi per alimentare una crisi senza fine. La pace non arriverà finché a Bruxelles e a Roma si continuerà a preferire il rumore delle armi e la sudditanza geopolitica al coraggio della diplomazia e agli interessi reali del proprio popolo.
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Il Presidente della Confederazione Democrazia Cristiana
Cav. Vittorio Adelfi












