
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Napoli, Giovedì 15/10/2026
Di Massimo Capasso
CASO DAVID ROSSI: LA SVOLTA DEI RIS E L’OMBRA DELLA ’NDRANGHETA
A tredici anni dalla morte del manager MPS, la perizia consegnata alla Commissione d’inchiesta stravolge lo scenario. Un certificato di deposito da 50 milioni di euro incrocia le indagini “Grimilde” e “Aemilia”.
Di Massimo Capasso
Freelance Reporter – Esclusiva WeekNews Magazine

A tredici anni di distanza dalla tragica morte di David Rossi, il capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena volato giù dalla finestra del suo ufficio a Palazzo Salimbeni il 6 marzo 2013, gli elementi raccolti mettono alle strette la tesi del suicidio.
La svolta arriva con la relazione depositata dal RIS dei Carabinieri presso la Commissione parlamentare d’inchiesta: gli accertamenti tecnici attestano la presenza di almeno tre uomini nel vicolo in cui giaceva il corpo del manager. Un risultato che spalanca nuovi interrogativi e conferma quello che la perizia medico-legale aveva evidenziato sin dai primi momenti: la non compatibilità delle risultanze autoptiche con la dinamica suicidaria.
Quel codice a 7 cifre nel cellulare
I dubbi si concentrano ora su una pista finanziaria estremamente complessa. Nel telefono di David Rossi venne infatti annotato un codice di sette cifre: 4099009. Corrisponde all’identificativo di un certificato di deposito emesso dalla Banca Popolare di Puglia e Basilicata con scadenza il 31 agosto 2013, pochi mesi dopo il decesso di Rossi.
Le verifiche collegano questa pista direttamente alle inchieste della DDA “Grimilde” e “Aemilia”, e in particolare alla figura del boss della ’Ndrangheta Salvatore Grande Aracri (tracciato anche tramite l’indirizzo email sgrandearacri@gmail.com).
Un flusso illecito da 50 milioni di euro
Secondo quanto emerso dall’inchiesta parlamentare, il certificato di deposito era legato alla filiale bancaria di Viadana, diretta dal 1° febbraio 2011 all’aprile 2022 da Nicola Alfieri. Nel 2017 viene rilevato un conto aperto e intestato a Pietro Passafaro, ritenuto dagli inquirenti un prestanome dello stesso Grande Aracri.
Il quadro che si ricompone è quello di una vera e propria consorteria logistica tra apparati, politica, imprenditoria e criminalità organizzata. Nel periodo in cui MPS era sommersa dai debiti e a rischio default, David Rossi avrebbe intercettato un flusso di contanti da 50 milioni di euro riconducibile alla cosca calabrese. Se il manager fosse riuscito a riferire quanto scoperto ai PM della Procura, quei capitali sarebbero stati sequestrati, smascherando gli accordi e mettendo a nudo il sistema delle società scatole cinesi usate per penetrare negli istituti bancari.
Tredici anni dopo, i tasselli dell’inchiesta sembrano ricomporsi: i dubbi della famiglia e degli inquirenti trovano oggi una conferma formale negli atti ufficiali dei RIS.
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Inchiesta a cura di Massimo Capasso (Reporter Freelance)

APPROFONDIMENTO REDAZIONALE
CASO DAVID ROSSI: LA PISTA DI VIADANA, IL CODICE 58020 E L’IPOTESI DEI FLUSSI FINANZIARI
Di Massimo Capasso – Inviato Esterno WeekNews – Cronaca Giudiziaria
Esclusiva WeekNews Magazine
Durante i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’analisi di documentazione bancaria ha portato all’attenzione una sequenza numerica e una dipendenza bancaria specifica: Viadana (MN).
L’incrocio tra carte giudiziarie di procedimenti diversi consente oggi di porre all’attenzione un dato documentale: il certificato di deposito identificato dal numero 4099009, citato negli atti della Commissione, e un conto corrente successivamente emerso nell’ambito dell’inchiesta antimafia denominata “Grimilde”, risultano, secondo la documentazione acquisita, riferibili alla medesima dipendenza – cod. CAB 58020 – della Banca Popolare di Puglia e Basilicata di Viadana.
Si tratta, allo stato, di due rapporti distinti, separati da un arco temporale di circa quattro anni, per i quali non risultano agli atti, allo stato attuale, elementi di collegamento diretto tra la figura di David Rossi e soggetti coinvolti nell’inchiesta Grimilde. Resta tuttavia il dato oggettivo della coincidenza di sportello, su cui la Commissione sta effettuando approfondimenti.
Dalla dinamica agli interessi: il nuovo perimetro
Secondo quanto riferito dai consulenti della Commissione nelle simulazioni effettuate il 28 settembre scorso presso il Foro Italico, sarebbe stata ricostruita come ipotesi di lavoro, da verificare, quella di una aggressione violenta da parte di più soggetti, con tentativo di difesa da parte di Rossi.
Il giorno successivo, i consulenti Edoardo Genovese e Robbi Manghi avrebbero definito, sempre secondo quanto riportato in Commissione, l’ipotesi suicidaria come “tecnicamente e scientificamente insostenibile” alla luce di lesioni ritenute, secondo la loro consulenza, anteriori alla precipitazione. Si tratta di valutazioni tecniche, non ancora oggetto di pronuncia giurisdizionale definitiva, e che dovranno essere vagliate dall’Autorità Giudiziaria competente.
Il baricentro dell’inchiesta parlamentare si sposta quindi dal come al perché, con un secondo filone dedicato a flussi finanziari e sponsorizzazioni.
Il codice 4099009 e la dipendenza 58020
Dagli atti parlamentari emerge che la Commissione dedica un capitolo al codice 4099009. Il 10 ottobre 2012, secondo quanto riportato, GE Capital Interbanca pubblicò un elenco di certificati di deposito ordinari prossimi a scadenza, nel quale comparirebbe tale sequenza.
Precedenti accertamenti sul dispositivo telefonico di Rossi avevano ricondotto quei numeri, in una prima ipotesi investigativa, ad un automatismo del gestore telefonico. La Commissione rileva che all’epoca non sarebbe stata disponibile la documentazione bancaria successivamente acquisita.
Quel numero corrisponderebbe, secondo la documentazione bancaria esaminata, ad un certificato di deposito con scadenza 31 agosto 2013, emesso dalla dipendenza con CAB 58020.

Lo stesso CAB negli atti Grimilde
Quattro anni più tardi, il codice CAB 58020 ricompare, secondo l’ordinanza del Tribunale di Bologna nell’ambito dell’inchiesta Grimilde, in relazione ad un conto corrente aperto il 2 marzo 2017 presso la medesima filiale BPPB di Viadana.
Il conto, secondo quanto contestato dalla DDA in quella sede, sarebbe stato formalmente intestato a Pietro Passafaro (classe 1995), ma l’effettiva disponibilità sarebbe stata ricondotta dagli inquirenti, in via d’ipotesi accusatoria, a Salvatore Grande Aracri. Si tratta di contestazione in fase di indagini, coperta da presunzione di innocenza ex art. 27 Cost.
Nell’IBAN del conto compare la sequenza 05385 – 58020 (ABI e CAB). Sempre secondo gli atti Grimilde, al conto sarebbe stata associata nel giugno 2017 una carta di credito, sul cui modulo di richiesta figurerebbe un recapito email che gli inquirenti riconducono, in ipotesi, al predetto soggetto [dato omesso per motivi di privacy ex GDPR]. Le intercettazioni ambientali citate nell’ordinanza avrebbero riguardato, secondo l’accusa, la disponibilità del rapporto.
L’audizione dell’ex direttore
Il 12 maggio 2026 la Commissione ha ascoltato Nicola Alfieri, direttore della filiale di Viadana dal 1° febbraio 2011 all’aprile 2022. Secondo il resoconto parlamentare, Alfieri ha dichiarato di non aver mai conosciuto David Rossi né Salvatore Grande Aracri e di non ricordare quello specifico certificato al portatore, precisando tuttavia che ogni operazione di cassa verrebbe registrata contabilmente.
Cosa resta da chiarire
Le tessere del mosaico, allo stato, documentano una coincidenza di sportello bancario tra due vicende distinte. La valutazione della rilevanza probatoria di tale coincidenza, e di eventuali collegamenti, è rimessa esclusivamente alla Commissione parlamentare e all’Autorità Giudiziaria.
Nessuna correlazione diretta tra la morte di David Rossi e i soggetti coinvolti nell’inchiesta Grimilde risulta, allo stato, provata in sede giudiziaria.
© WeekNews Magazine – 15 Ottobre 2026 – Riproduzione riservata
Inchiesta a cura di Massimo Capasso – Inviato Esterno
FONTI: Commissione Parlamentare d’Inchiesta Caso David Rossi – Resoconti audizioni 28.09.2026 e 12.05.2026; Ordinanza Grimilde Tribunale di Bologna; Elenco GE Capital Interbanca 10.10.2012. Tutti i soggetti citati si presumono innocenti fino a sentenza definitiva.


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