
Di Flavia Sorrentino
Vicepreside Consiglio Comunale di Napoli
NAPOLI NON È UN KALASHNIKOV
Editoriale
Ci sarà chi userà l’immagine di un uomo con un kalashnikov per le strade di Napoli per dire che la città è perduta. Chi trasformerà quel video nell’ennesima richiesta di dimissioni di un avversario. Chi, invece, si limiterà a difendere la propria poltrona.
È un copione che conosciamo. E proprio perché si ripete, smettiamo di farci l’unica domanda che conta: cosa serve perché immagini come queste finiscano nel passato e non tornino più nel presente di Napoli?
L’emergenza non basta
La criminalità organizzata è una delle questioni irrisolte della Repubblica. Il Mezzogiorno ne paga il prezzo da generazioni. Eppure la risposta è sempre la stessa: emergenza, sdegno, scontro politico, poi il ritorno alla normalità. Fino al prossimo episodio.
Ma la camorra non costruisce potere in un giorno. Lo fa con pazienza, continuità, capacità di adattarsi. Anche lo Stato deve rispondere allo stesso modo: con una strategia che attraversi governi, legislature e stagioni politiche.
Lo Stato non è solo repressione
La presenza delle istituzioni non si esaurisce nelle manette. Vive nelle scuole, nei quartieri, nelle opportunità per i giovani. Vive nella sicurezza e nella fiducia di chi lavora onestamente. Si misura, in fondo, sulla tutela dei diritti di tutti.
È la serenità di un padre che accompagna il figlio a scuola.
È la tranquillità di un commerciante che alza la saracinesca.
È la libertà di una ragazza che cammina per strada vestita come vuole, senza guardarsi alle spalle.
La dignità ritrovata da difendere
Negli ultimi anni Napoli ha fatto passi avanti. Ha riconquistato credibilità. Ha attirato investimenti, turismo, cultura. Ha restituito al mondo un’immagine vera, liberandosi da stereotipi che l’hanno tenuta prigioniera.
Questa dignità è dei napoletani. Per questo sarebbe un errore ridurre la città a un video di violenza. Ma sarebbe ancora più grave abituarsi. Un uomo armato in mezzo alla gente non può diventare “normale”.
Le immagini di Montesanto hanno colpito anche me. Chi ha un incarico pubblico deve trasformare l’indignazione in responsabilità.
La domanda alle istituzioni
Comune, Regione e Stato stanno facendo tutto ciò che possono? Ognuno per le proprie competenze, ma nella stessa direzione?
Non ci sono soluzioni semplici per problemi così profondi. C’è però un dovere da cui nessuno può tirarsi indietro: rendere la presenza dello Stato più forte della paura. E rifiutare l’idea che la violenza sia il destino di Napoli.
Il destino non è una categoria della politica. La politica esiste per cambiare ciò che sembra inevitabile.
È questo che Napoli chiede alle sue istituzioni. È questo che Napoli merita.
*Flavia Sorrentino

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