SCIOPERO AUTOTRASPORTATORI: SUD IN GINOCCHIO, NAPOLI E SOLE365 VUOTI. SCAFFALI SACCHEGGIATI DALLA CORSA ALLE SCORTE

Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi

Napoli, Lunedi 19 Ottobre 2026

By Arts Tv – Antonietta Cacace

Scaffali vuoti, banchi frigo sguarniti, carrelli presi d’assalto. Non è solo lo sciopero, è la paura che ha svuotato i supermercati.

Da quattro giorni il Sud Italia è paralizzato dal fermo degli autotrasportatori. Da Napoli a Siracusa la scena è la stessa: supermercati senza merce. Ma se i camion sono fermi, a finire di svuotare tutto è stata la gente.

IL BLOCCO PARTE DA CARINARO E ARRIVA A NAPOLI

Tutto è iniziato alla mezzanotte di venerdì 16 ottobre. Le sigle degli autotrasportatori di Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania hanno proclamato un fermo di 120 ore, fino alla mezzanotte di oggi, martedì 20 ottobre.

I camion non ritirano i carichi, non scaricano le navi nei porti di Palermo, Catania, Reggio Calabria, Salerno e Napoli, non riforniscono i centri di distribuzione.

In Campania il cuore del blocco è nell’area industriale di Carinaro, nel Casertano, il polo logistico che rifornisce tutta la Grande Distribuzione tra Napoli e Caserta. Qui i camionisti hanno bloccato le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari. A questo si aggiungono i presidi ai caselli di Nola (A30), Caianello (A1), Caserta Sud e al varco Bausan del porto di Napoli.

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta provocando problemi di approvvigionamento nei supermercati tra Caserta e Napoli. Il risultato è immediato: i prodotti a ciclo giornaliero non arrivano più.

COSA MANCA DAVVERO

L’impatto non è un blocco generalizzato, ma a macchia d’olio che riguarda prioritariamente i freschi:

– Freschi e freschissimi: frutta, verdura, carne, pesce, latte, mozzarella, latticini. Hanno bisogno di rifornimento quotidiano dai mercati all’ingrosso come il CAAN di Volla. Se il camion non arriva, il reparto resta vuoto.
– Lunga conservazione: pasta, farina, olio, scatolame, acqua. Questi avevano scorte nei magazzini per 5-8 giorni. Non dovevano mancare.

E invece mancano anche loro. Perché?

La catena più colpita in Campania è Sole365, la più diffusa a Napoli e provincia.

Il deputato Francesco Emilio Borrelli ha raccolto e diffuso le fotografie inviate dai cittadini da diverse località della regione, tra cui Pontecagnano, Salerno e Melito di Napoli.

Le segnalazioni più gravi:

– Sole365 di Giugliano: su TikTok circola un video riferito al supermercato con la scritta “Vi vogliamo vuoti”. Sono parole gravi, che richiedono attenzione. Il deputato Francesco Maria Rubano ha chiesto l’intervento della Prefettura di Caserta.
– Sole365 di Maddaloni: fotografie che documenterebbero la situazione del punto vendita.
– Sole365 di via Argine a Napoli: reparto carni completamente sguarnito.
– Sole365 di Melito, Ercolano, Frignano, San Giuseppe Vesuviano: banchi frutta e verdura deserti.

Altre catene sono colpite: segnalazioni anche da Eurospin di Pontecagnano e da Conad e Carrefour tra Napoli e Salerno. Ma Sole365, avendo la rete più capillare, è il termometro della crisi.

LA SECONDA EMERGENZA: L’INCETTA DELLA GENTE

Ed è qui che la situazione è precipitata.

Come già successo a Siracusa, dove scaffali vuoti, banchi frigo sguarniti e interi reparti privi di merce hanno fatto scattare la corsa alla spesa, anche a Napoli la paura ha fatto più danni dello sciopero stesso.

Appena le foto dei Sole365 vuoti hanno iniziato a girare su WhatsApp e Facebook, è partita l’incetta.

La dinamica è identica ovunque: cittadini che, spaventati dal possibile prolungarsi della protesta, hanno dato il via a una vera e propria corsa agli acquisti per fare scorta.

Scene viste ieri in tutti i supermercati napoletani:

– Carrelli pieni di 15 kg di pasta, 10 litri di olio, casse d’acqua
– Assalto a farina, lievito, latte a lunga conservazione, pelati
– Scaffali di carta igienica, pane e surgelati svuotati in poche ore
– File alle casse già alle 8 del mattino e litigi per l’ultima confezione

Il paradosso è crudele: le scorte di pasta e scatolame sarebbero bastate fino a giovedì, coprendo la fine dello sciopero. Ma l’incetta le ha bruciate in 48 ore. Così chi arriva oggi per la normale spesa quotidiana trova il vuoto creato da chi ieri ha comprato per un mese.

PERCHÉ SCIOPERANO

Gli autotrasportatori non chiedono aumenti, chiedono di sopravvivere. Il gasolio è a 2,25 euro al litro, ogni camion perde 700-900 euro al giorno.

Screenshot

Le richieste al Governo:

1. Taglio delle accise sul gasolio professionale
2. Abbattimento del costo dei traghetti (una tratta per la Sicilia costa 800 euro)
3. Sblocco degli incentivi Sea Modal Shift, 440 milioni fermi da due anni

L’incontro con il Ministero dei Trasporti è fissato per il 27 ottobre, ma per gli autotrasportatori è troppo tardi.

COSA SUCCEDE ADESSO

Anche se i camion ripartissero stanotte, serviranno almeno 2-3 giorni per rivedere i supermercati pieni. Bisogna scaricare le navi ferme, riaprire Carinaro, rifornire il CAAN di Volla.

L’appello di tutti, da Confcommercio a Borrelli, è uno solo: smettetela di fare scorte.

Comprare per 2-3 giorni è giusto, svuotare gli scaffali è egoismo. Lascia senza cibo anziani, mamme con bambini e chi non può permettersi di fare incetta.

Lo sciopero finirà. Gli scaffali vuoti per colpa del panico restano più a lungo.

Antonietta Cacace

Vittorio Adelfi – Editor

IL COMMENTO DELL’EDITORE

La riflessione di oggi ci ricorda una verità profonda: il successo e la crescita personale non nascono mai da strade comode o prive di ostacoli, ma dalla capacità di attraversare le difficoltà senza perdere la speranza.  

Spesso i momenti di prova e il silenzio di不видимые sfide vengono percepiti come un fallimento, mentre in realtà rappresentano il “cantiere” in cui Dio sta fortificando il nostro carattere e preparando il nostro domani. Unisciti a noi in questo lunedì ricordando che la fede incrollabile e la perseveranza trasformano le lacrime in forza e aprono porte inaspettate.  

Buon lunedì e buona settimana a tutti voi! 🧡

— La Redazione di WeekNews Magazine



Foto di Sebastiano Pennisi


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