
Di Vittorio Adelfi
SICILIA, RIVIERA DEI CICLOPI: MARE AVVELENATO E 20 MILIONI BUTTATI
Confederazione Democrazie Cristiane 2026: “BASTA TAVOLI, SUBITO COMMISSARIO E ACCENSIONE COLLETTORE ACI CASTELLO”
Roma, 26 Luglio 2026
In Sicilia, vicino Catania, la Riviera dei Ciclopi sa di resa. Non è una metafora: è ammoniaca, batteri, liquami che risalgono dalla costa fino alla strada statale parallela, dove l’odore di fogna accompagna residenti e turisti come un marchio a fuoco.
Una delle linee di costa più riconoscibili della Sicilia orientale viene trattata come lo scarico finale di un sistema fognario che non funziona, di opere annunciate e mai rese operative, di cantieri chiusi sulla carta e aperti in mare.
Da anni si ripete lo stesso copione: divieti di balneazione, analisi che certificano inquinamento, ordinanze, promesse, tavoli tecnici, vertici in Prefettura, comunicati rassicuranti. Poi, puntualmente, l’estate successiva la scena si riapre identica.
Il caso del collettore fognario di Aci Castello è l’emblema di questa paralisi. Un’infrastruttura pensata per convogliare i reflui della riviera etnea fino al depuratore di Pantano d’Arci, finanziata con oltre 20 milioni di euro di risorse pubbliche, inserita tra gli interventi per la protezione dell’Area Marina Protetta Isola dei Ciclopi, risulta ultimata dalla stazione appaltante, ma non entra in esercizio.
IL COMMENTO DEL PRESIDENTE E DEL SEGRETARIO CdC 2026
A seguito di numerose segnalazioni, che denunciano una delle antiche piaghe della costa siciliana è dell’Isola dei Ciclopi, il depuratore non è stato ancora acceso.
Nel merito Confederazione Democrazie Cristiane 2026 esprime forte preoccupazione.
Quello che accade sulla Riviera dei Ciclopi non è un’emergenza estiva.
È la fotografia di uno Stato che spreca, annuncia e non realizza.
20 milioni di euro di soldi pubblici per un collettore finito e mai acceso. Un’area marina protetta trasformata in scarico. Cittadini e turisti che pagano due volte: con le tasse e con la salute. Il punto: Emergenza depurazione nella Riviera dei Ciclopi: un ritardo cronico che minaccia il mare e ci costa milioni! L’Area Marina Protetta “Isola dei Ciclopi” e il borgo di Aci Trezza continuano a fare i conti con l’assenza di un sistema di depurazione completo.
Questa non è più inefficienza. È una scelta politica. La scelta di trattare il Sud e le sue coste come periferie da cui si può “tirare la catena. Il problema non sono quindi solo le piogge. Il problema è un sistema di appalti, Enti e competenze che si scaricano la responsabilità l’uno con l’altro.
Comune, Regione, Enti gestori, Ministero. Tutti firmano, nessuno risponde.
Le condotte del collettore di Aci Castello sono pronte, ma l’opera da oltre 21 milioni di euro resta al centro di uno stallo burocratico sulla gestione. Ecco i dati chiave della vicenda in questa scheda sintetica: Depurazione Riviera dei Ciclopi 🔹 L’opera: Collettore fognario Aci Castello ➔ Depuratore Pantano d’Arci (Catania). Il costo: Oltre 21 milioni di euro di fondi pubblici investiti. 🔹 Lo stallo: Condotte pronte, ma bloccate da nodi burocratici sulla gestione delle manutenzioni.
Il progetto: Depuratore di Catania potenziato per servire 560.000 abitanti equivalenti. 🔹 L’innovazione: Sistemi avanzati per riciclare l’acqua depurata e riutilizzarla in agricoltura. 🔹 La multa UE: L’Italia paga circa 50 milioni l’anno di sanzioni per i ritardi fognari. 🔹 Il danno: Rischio sversamenti nell’Area Protetta e continui stop alla balneazione per residenti e turisti.Mentre i cittadini scendono in piazza per difendere il mare, il completamento dell’opera non è più solo un’urgenza ecologica, ma una necessità finanziaria per fermare il salasso delle sanzioni europee.
LE 3 PROPOSTE IMMEDIATE DI CdC 2026
1.Commissariamento e accensione entro 60 giorni
Nomina di un Commissario ad acta per il collettore di Aci Castello. Risorse già stanziate. Se l’opera è “ultimata”, si deve collaudare e mettere in funzione entro 60 giorni. Basta tavoli tecnici.
1.Patto di responsabilità e trasparenza
Pubblicazione online, mese per mese, dei dati ARPA su balneabilità e degli stati di avanzamento di tutti i depuratori siciliani. I cittadini hanno diritto a sapere dove vanno i loro soldi.
- Reati ambientali = danno erariale
Chi ha progettato, finanziato e non messo in funzione un’opera da 20 milioni deve rispondere anche alla Corte dei Conti. Non si può buttare denaro pubblico senza conseguenze.
La Sicilia non ha bisogno di altre promesse. Ha bisogno di acqua pulita, di mare pulito, di istituzioni che funzionano.
Il mare non aspetta. E i cittadini nemmeno.
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Ufficio Stampa CdC 2026
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