
GIUSTIZIA USTICA: UN MURO DI GOMMA NON PUO’ OCCULTARE LÀ VERITÀ’ volo IH870 Bologna – Palermo *81 vittiime*- là verità è ancora un diritto.
di Massimo Capasso
Dopo più di 40 anni, il “muro di gomma” sulla verità della strage di Ustica rischia di tornare.
Il Governo, tramite l’Avvocatura di Stato, ha deciso di opporsi formalmente alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura sui fatti del 27 giugno 1980. Una scelta che riapre la battaglia per la verità sull’abbattimento del DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo, con 81 vittime.
IL FATTO: COSA ACCADDE QUELLA NOTTE
Alle 20:59 il volo IH870 scompare dai radar nei cieli sopra Ustica. Per decenni si è parlato di cedimento strutturale, bomba, collisione.
Ma la ricostruzione più accreditata, sostenuta da relazioni di agenzie nazionali e straniere e da inchieste giornalistiche, porta altrove.
Quella sera, secondo questa tesi, nei cieli di Ustica era in corso una vera e propria battaglia aerea.
Obiettivo: un aereo libico che avrebbe trasportato in incognito il leader Muammar Gheddafi. A scortarlo, due MiG libici.
Ad intervenire, un caccia Mirage francese.
Il missile lanciato sarebbe stato un tracciante termico, programmato per colpire la fonte di calore più grande. E ad attirare il colpo sarebbe stato proprio il DC-9 Itavia, sotto cui volava il MiG di Gheddafi per mimetizzarsi.
Un altro MiG libico, sempre secondo questa ricostruzione, venne abbattuto e il suo relitto sarebbe stato ritrovato sull’altopiano della Sila, come raccontato dal Giudice Carlo Palermo nel suo libro-inchiesta.
PERCHÉ SI PARLA DI “MURO DI GOMMA”
Se l’indagine giudiziaria venisse riaperta con scrupolo, coinvolgerebbe direttamente Capi di Stato e apparati di intelligence di almeno tre Paesi: Francia, Stati Uniti e Libia.
Le accuse sono gravissime: i servizi segreti italiani avrebbero garantito la sicurezza a Gheddafi in Italia e, secondo alcune ricostruzioni, avrebbero “ceduto” le coordinate di volo ai francesi, che volevano eliminare il leader libico a tutti i costi.
La Francia, che attraverso sue società si è occupata del recupero del relitto, ha sempre negato ogni coinvolgimento.
Risultato: 81 morti. Nessun colpevole.
ORA COSA SUCCEDE
L’opposizione all’archiviazione da parte del Governo è un segnale politico forte.
Significa che lo Stato non vuole chiudere definitivamente un fascicolo che ha segnato la storia della Repubblica.
Significa che, anche a distanza di 46 anni, la ricerca della verità è ancora un dovere.
Per i familiari delle vittime, per la Sicilia e per il Paese intero, la disamina giudiziaria è un’altra cosa rispetto alle ricostruzioni giornalistiche. Serve un’aula, servono atti, servono nomi.
Perché su Ustica non possiamo permetterci un altro depistaggio. E non possiamo permetterci di dimenticare.
Avv. Massimo Capasso










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