

Di _Angioletta Massimino
La crisi idrica siciliana non è un fenomeno naturale: è un fallimento politico costruito in quindici anni di inerzia, omissioni e irresponsabilità.
A denunciarlo non sono opinionisti di passaggio, ma un fronte compatto di soggetti che hanno messo nero su bianco la catena delle colpe: il Coordinamento regionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’, guidato da Maria Francesca Briganti; il Presidente nazionale dell’associazione, Angelo Di Stefano; i sindacati e le associazioni agricole firmatarie della memoria tecnica depositata in audizione all’ARS; e la stessa Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ha ascoltato, registrato e verbalizzato un quadro che non lascia scampo.
La lettera indirizzata al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, porta la firma di Angelo Di Stefano, Presidente nazionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’: un atto politico diretto e frontale, che accusa il governo nazionale di aver aggravato la frattura con la società produttiva siciliana e di aver gestito la crisi idrica come un’emergenza costruita, più utile a favorire operazioni speculative che a salvare agricoltori e allevatori.
La memoria tecnica depositata in Commissione Ambiente dell’ARS è stata presentata da un fronte unitario: ‘Le Partite Iva Sicilia’, ‘Altragricoltura Sicilia’, ‘SIFUS Confali’, ‘Sull’Unità’, ‘Coordinamento Agroecologia Sicilia’.
Sono loro ad aver ricostruito, con dati e documenti ufficiali, la storia di una crisi annunciata: mappe della desertificazione identiche nel 2011, nel 2019 e nel 2024; reti idriche che disperdono metà dell’acqua; famiglie che vivono con i rubinetti a secco; agricoltori che perdono miliardi; allevatori costretti a macellare il bestiame per mancanza di acqua e foraggio.
La lettera indirizzata al Commissario per la scarsità idrica, Fabio Ciciliano, e al Presidente della Regione, Renato Schifani, è stata firmata da Maria Francesca Briganti, coordinatrice regionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’. È lei a denunciare che la Sicilia non soffre di mancanza d’acqua, ma di mancanza di infrastrutture, di ricognizioni mai fatte, di dighe abbandonate, di condotte rotte, di reti colabrodo, e di un governo dell’acqua che non è mai stato esercitato, nonostante lo Statuto attribuisca alla Regione competenza esclusiva.
Infine, la seduta della Commissione Ambiente dell’ARS ha messo il sigillo istituzionale: l’assessore regionale all’Energia ha ammesso che la Sicilia è costretta ai dissalatori, impianti costosissimi che non risolvono il problema strutturale; i deputati hanno denunciato ritardi, omissioni e scelte sbagliate; gli enti tecnici hanno confermato che la desertificazione era prevista da anni; e la Commissione ha verbalizzato che la crisi idrica non è meteorologica, ma amministrativa.
Quattro documenti, quattro firme, quattro responsabilità precise: Angelo Di Stefano chiama in causa il governo nazionale; Maria Francesca Briganti chiama in causa il governo regionale; le associazioni agricole documentano il collasso delle campagne; la Commissione Ambiente dell’ARS certifica il fallimento della gestione ordinaria.
La verità che emerge è una sola: la Sicilia non è stata prosciugata dal clima, ma dalla politica.
Non è la siccità ad aver devastato l’Isola, ma la somma di omissioni, ritardi, ricognizioni mai fatte, fondi mai investiti, dighe mai ripulite, reti mai manutenzionate, competenze frammentate e responsabilità rimpallate.
La crisi idrica siciliana non è un’emergenza: è una colpa.
E oggi ha finalmente nomi, cognomi e documenti che la raccontano.
Angioletta Massimino


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