
Da Redazione WeekNews- –
ROMA 26 Agosto 2026
.CONFEDERAZIONE DEMOCRAZIE CRISTIANE 2026
Documento di denuncia e proposta politica
LA VERGOGNA NAZIONALE DEI RIFIUTI NUCLEARI: DECENNI DI INERZIA, RISCHIO DI CATASTROFE AMBIENTALE, COSTI BILLIONARI E PREMI INGIUSTIFICATI A DANNO DEGLI ITALIANI
Mentre milioni di famiglie italiane lottano quotidianamente contro il carovita, l’inflazione e stipendi insufficienti per arrivare alla fine del mese, il nostro Paese continua ad alimentare uno dei più grandi e ingiustificati sprechi di denaro pubblico della storia repubblicana: la mancata gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi italiani.
Da oltre sessant’anni, scorie, fusti deteriorati e liquidi ad alta e media attività giacciono in depositi temporanei sparsi sul territorio nazionale, privi di una sistemazione definitiva ed ecologicamente sicura. Un’eredità pesante del passato nucleare italiano mai risolta, caratterizzata da continui rinvii, procedimenti bloccati e promesse disattese.
La minaccia di un disastro ambientale devastante: dal Fiume Po al Mare Adriatico
Il quadro di stallo non rappresenta soltanto un disastro economico, ma una bomba ad orologeria ecologica di proporzioni incalcolabili:
La spada di Damocle sui bacini idrici: Gran parte del materiale radioattivo italiano, compresi i pericolosissimi rifiuti liquidi, è stoccata in siti ad altissimo rischio idrogeologico. L’impianto EUREX di Saluggia, ad esempio, sorge nell’area golenale della Dora Baltea, a brevissima distanza dalla confluenza con il Fiume Po e a ridosso di fondamentali campi pozzi di acqua potabile.
Il rischio di contaminazione a catena: In caso di eventi alluvionali estremi o del cedimento strutturale dei vecchi contenitori di stoccaggio temporaneo — molti dei quali risalenti agli anni ’60 e ’70 —, il potenziale sversamento di liquidi e radionuclidi infetterebbe irrimediabilmente la principale riserva idrica della Pianura Padana.
Danno irreversibile dal Po all’Adriatico: Attraverso l’asta del Po, l’inquinamento radioattivo dilagherebbe per centinaia di chilometri, devastando le falde acquifere, i terreni agricoli del granaio d’Italia e il bacino del Mare Adriatico, ponendo a rischio la salute di milioni di persone e l’intera economia agroalimentare e turistica del Paese.

Un’appropriazione indebita a spesa della collettività
A fronte di un pericolo ambientale costante, il costo finanziario della gestione di questo “nulla” continua a ricadere direttamente sulle tasche dei cittadini:
Miliardi di euro sottratti alla collettività: Dalle bollette elettriche alle casse dello Stato, gli italiani hanno già versato oltre 5 miliardi di euro per il decommissioning e la custodia temporanea, con stime di costo globale della bonifica arrivate alla cifra astronomica di circa 11 miliardi di euro.
La parabola delle opere mai finite: Progetti destinati alla messa in sicurezza e alla solidificazione dei liquidi radioattivi (come il cantiere CEMEX a Saluggia) subiscono da decenni blocchi, contenziosi e continui ritardi, trasformando la bonifica in un pozzo senza fondo per le risorse pubbliche.
Lo scandalo dei manager e dei premi di produzione
Il quadro istituzionale appare ancora più inaccettabile se si osserva la gestione delle società e degli enti pubblici preposti alla bonifica:
Nomine lottizzate e continuità trasversale: Avvicendamenti politici di ogni colore — sia di destra che di sinistra — hanno perpetuato un sistema di gestione inefficace, privo di una reale responsabilizzazione sui risultati finali.
Premi di risultato scandalosi: Dirigenti e figure di vertice continuano a percepire stipendi elevati e premi di produzione, riconosciuti persino nei periodi in cui gli enti o le società di scopo sono stati sottoposti a commissariamento o hanno registrato un drastico ritardo nelle tabelle di marcia per la messa in sicurezza.
Mancanza di tutela per le fasce deboli: Risorse che dovrebbero servire al sostegno sociale, alla sanità e al contrasto della povertà vengono erogate per remunerare stipendi e bonus dirigenziali a fronte di un avanzamento lavori fermo a percentuali inaccettabili.
La posizione della Confederazione Democrazie Cristiane 202

La Confederazione Democrazie Cristiane 2026 denuncia con forza questo stato di cose e chiede con immediatezza:
L’interruzione immediata dell’erogazione di premi di produzione e bonus aziendali ai vertici degli enti preposti fino al reale ed effettivo completamento della messa in sicurezza e neutralizzazione delle scorie.
Un’audizione straordinaria e un’indagine contabile da parte della Corte dei Conti per verificare la legittimità e la congruità delle somme liquidate ai dirigenti e alle strutture operative nel corso degli ultimi decenni.
L’adozione urgente e improrogabile di interventi straordinari per la messa in sicurezza definitivi dei siti a rischio idrogeologico lungo il bacino del Po, salvaguardando l’ecosistema del Mare Adriatico e la salute del popolo italiano.
Non è più tollerabile che il peso dell’inefficienza e del rischio ambientale venga scaricato sulla povera gente e sulle generazioni future.
Coscienza e Verità
Vittorio Adelfi
Presidente
Dottor Carmelo Antonio Comi
Segretario Nazionale
Confederazione Democrazie Cristiane 2026

























