
Da Redazione : Massimo Capasso
NAPOLI – Ha confessato davanti agli agenti della Squadra Mobile: «Le ho sparato due colpi di pistola». Protagonista è Arcangelo Cimminiello, 29 anni, arrestato giovedì sera in Questura a Napoli per tentato femminicidio ai danni della moglie, Assunta, madre di suo figlio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il motivo del gesto sarebbe il rifiuto della donna di rientrare in Germania con lui. Assunta era tornata in Italia per partorire e aveva scelto di restare.
Il profilo: tra camorra e latitanza social
Cimminiello è un volto noto alle forze dell’ordine per la sua presunta contiguità con il clan Mazzarella, in particolare il ramo cadetto riconducibile a Francesco, detto ’o Parente. Da quell’orbita, secondo gli inquirenti, avrebbe reperito l’arma usata per il suo “diktat” alla moglie.
Spavaldo e tracotante, da latitante documentava feste e happening con amici attraverso selfie postati sui social. Nel 2018 era già stato arrestato a Monaco di Baviera su ordinanza cautelare emessa dal GIP di Napoli per associazione mafiosa.
La fuga a Napoli e il gesto estremo
Per la donna, il rientro a Napoli per il parto sarebbe stato il tentativo di sfuggire a un rapporto definito “impossibile” con un uomo descritto dagli inquirenti come un personaggio “da malessere”. Una fuga che si è interrotta con gli spari.
“Ennesimo femminicidio sventato”
Il caso riaccende i riflettori sui silenzi che spesso accompagnano le vessazioni domestiche, nascoste anche all’interno delle famiglie d’origine.
Nei prossimi giorni è attesa la convalida dell’arresto. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile diretta dal dott. Grassia, impegnata su più fronti con «professionalità e tempestività», fanno sapere dalla Questura.




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