
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Napoli, Domenica 04/10/2026
Di Luisa Scalise
Palazzo di Giustizia, colpi di scena in Corte d’Assise: scricchiolano le testimonianze nel processo per l’omicidio dell’ispettore Ciro Luongo
Nuova e intensa udienza dinanzi alla Terza Sezione della Corte di Assise, chiamata a far luce sulle dinamiche che portarono alla tragica morte del vice ispettore della Polizia di Stato Ciro Luongo, ucciso a coltellate dal giovane Roberto Marchese, figlio della compagna.
Al centro del dibattimento odierno si sono posti tre testimoni, le cui deposizioni avrebbero evidenziato evidenti profili di frizione e contraddizione rispetto ai verbali redatti dalla Squadra Mobile nei giorni immediatamente successivi al delitto. Incoerenze che rischiano di pesare sul quadro probatorio e sull’effettiva ricostruzione dei passaggi cruciali di quella drammatica giornata.

Il processo, fin dalle sue battute iniziali, si muove sul sottile crinale tra la scintilla occasionale e un clima di tensione domestica covato nel tempo. L’intera vicenda giudiziaria e investigativa — lo ricordiamo — affonda le proprie radici in un movente tanto assurdo quanto deflagrante: un violento alterco innescato dalla rocambolesca fuga di un pappagallo, smarrito a causa di una presunta disattenzione del giovane imputato. Un episodio banale che avrebbe fatto da detonatore a un’acrimonia latente e progressiva tra i due, come già delineato dalle decisive testimonianze rese nel corso delle indagini preliminari dalla compagna della vittima e dal figlio minorenne di quest’ultima.
Un nodo centrale della battaglia giuridica ha riguardato i profili di qualificazione del reato. Grazie a una certosina e puntuale attività difensiva elaborata dagli avvocati Antonio Abet e Antonio Liguori, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha infatti escluso l’aggravante dei futili motivi in sede di rinvio a giudizio per Roberto Marchese — il quale, nel rigoroso rispetto dei principi costituzionali, resta comunque da considerarsi presunto innocente fino a giudizio definitivo —, confermando tuttavia la contestazione dell’aggravante legata alla convivenza.
L’istruttoria dibattimentale continua dunque a concentrarsi sull’effettiva portata della ricerca probatoria, volta a scandagliare i dettagli genetici di quell’aggressione mortale consumata con un’arma da cucina, la cui paternità materiale è stata sin dal primo momento riconosciuta e rivendicata dall’indagato. Il processo si avvia ora verso nuovi passaggi cruciali per colmare le lacune e sciogliere i nodi rimasti irrisolti.

Uff. Stampa Redazione WeekNews – Magazine Editor Vittirio Adelfi – info whattsapp +39 3278598580


















