
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
HYPNOS — DIPINGERE IL CAOS, TOCCARE L’INVISIBILE
Aleister Crowley e il sangue: una ricerca pittorica al confine tra arte e magia Elio Mercuri | 1984 Il rosso arriva prima di tutto. Invade la tela come un incendio, mentre cerchi, diagonali, scacchiere e frammenti colorati emergono da una superficie inquieta, simile ai resti di un universo esploso.
Le forme sembrano cercare un ordine, ma ogni equilibrio è provvisorio: appena l’occhio individua una direzione, la composizione la mette in discussione. È in questa tensione fra geometria e imprevedibilità che si apre il mondo di Hypnos. All’inizio degli anni Ottanta, la sua ricerca incontra la libertà della pittura-collage di Giulio Turcato e si intreccia, secondo le informazioni disponibili sul suo percorso, con l’interesse per Aleister Crowley, Thelema e la magia del caos. Non è soltanto una questione di influenze: è il tentativo di trasformare la pittura in un campo di forze, dove il gesto, il simbolo e la materia partecipano alla costruzione di un’esperienza.
L’eredità di Turcato si può riconoscere nella libertà del frammento, nell’accostamento di elementi autonomi e nel rifiuto di una composizione rigidamente ordinata. In Hypnos, tuttavia, questa libertà sembra assumere una tensione più inquieta. Cerchi, reticoli e diagonali non compongono un linguaggio immediatamente decifrabile, ma suggeriscono relazioni, fratture e possibili gerarchie. Il quadro diventa così un sistema aperto, nel quale ogni forma modifica quelle vicine e nessun significato riesce a imporsi definitivamente. L’interesse per Crowley e per Thelema introduce un’altra prospettiva: quella della volontà come ricerca di una direzione profonda e della trasformazione come esperienza individuale.
Accostata alla pittura, questa idea invita a leggere il gesto creativo come un confronto continuo fra intenzione e imprevisto. L’artista organizza la materia, ma non ne esaurisce le possibilità; guida la composizione e, nello stesso tempo, lascia che l’opera generi connessioni inattese. A questa dimensione si affianca l’eco della magia del caos, corrente che privilegia la sperimentazione simbolica e l’uso flessibile di immagini e sistemi di credenze. Alcune forme di Hypnos possono evocare sigilli o strutture rituali, ma l’analogia visiva non basta a dimostrare una funzione magica precisa. Il loro fascino risiede proprio nell’ambiguità: sono segni da osservare, associazioni da esplorare, frammenti di un alfabeto che non offre una traduzione definitiva. L’aspetto più radicale della ricerca è forse quello legato all’uso del sangue nella pratica pittorica, un elemento che richiede riscontri documentari indipendenti ma che, sul piano interpretativo, apre una questione decisiva: che cosa accade quando la materia dell’opera entra in contatto diretto con quella del corpo?
Il sangue introduce nella superficie una traccia organica, concreta, che incrina la distanza fra artista e dipinto. Può suggerire una firma estrema, una dichiarazione di presenza, persino un’associazione con il sacrificio o la consacrazione; senza testimonianze, tuttavia, sarebbe improprio attribuirgli con certezza un significato rituale. Resta il gesto, nella sua forza perturbante: l’opera non è più soltanto qualcosa che viene realizzato, ma una superficie che porta una traccia fisica di chi l’ha creata. Turcato, Crowley, la magia del caos e il sangue appartengono a contesti differenti, ma permettono di individuare alcune delle tensioni che attraversano il lavoro di Hypnos: libertà compositiva, volontà, sperimentazione simbolica e presenza corporea.
La sua pittura non sembra offrire un codice da decifrare una volta per tutte. Piuttosto, mette in scena il momento instabile in cui le forme cercano una relazione e il significato comincia a emergere. Il rosso trattiene lo sguardo; le geometrie si urtano, si separano, si ricompongono senza trovare una conclusione definitiva. Forse è qui che risiede la forza dell’opera: non nel rivelare un segreto, ma nel rendere visibile la tensione fra ordine e disordine, fra ciò che possiamo comprendere e ciò che continua a sfuggirci. Davanti a Hypnos, il quadro cessa di essere soltanto un’immagine da guardare e diventa un luogo mentale, un’esperienza aperta nella quale la pittura interroga i propri limiti e lo spettatore è chiamato a prendere parte alla ricerca.
Prof. Gilberto Di Benefetto in arte HIPNOS


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