
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Napoli, Giovedì 01/10/2026
Di Luisa Scalise
L’evento napoletano della regata velica ci induce a sognare, ma forse con il rischio di un pericoloso distacco dalla realtà. Il rischio è la strutturazione di un’immagine che finisce per somigliare alla classica cartolina con il Pino che gira il mondo, facendo dimenticare la lottizzazione selvaggia di quell’altra Napoli — quella che va dalla Clinica Mediterranea in su — firmata dai “signori del cemento” magistralmente raccontati da Francesco Rosi in Le mani sulla città.
Per qualche giorno, Napoli è stata vista dal mondo intero come l’icona della perfezione e il trionfo dell’organizzazione. Tutti hanno dimenticato i vicoli e lo stesso golfo sembra essere stato esportato come modello di sistemazione urbanistica. Quasi nessuno ha ricordato che alle spalle di Luna Rossa c’è un’altra luna, di un altro colore e di ben altro tenore. Una luna che non tramonta, come dice la celebre canzone, perché non può più prendere il posto del sole che non sorge da troppo tempo.

Parlo di quel sole che non brilla più sui Campi Flegrei, scossi dal sisma e dall’abbandono statale; per tutti quei commercianti in ginocchio; per gli abitanti di Cavalleggeri che hanno respirato polvere e perso il sonno a causa dei Tir in transito contra legem. Un sole che non brilla più per una Bagnoli che, alle sette di sera, inaugura un coprifuoco volontario mentre le baby gang — persino d’importazione — si scontrano per le strade.
Non brilla più per quei giovani senza speranza, in una zona di Napoli dove è sparita persino la camorra che impone il pizzo, perché le attività commerciali, incapaci di pagare le tasse alle agenzie delle entrate, falliscono prima ancora di subire l’estorsione. Non brilla più per le piazze di spaccio, dove lo smercio di stupefacenti è l’unico affare rimasto per i rampolli dei clan.

Qui lo Stato non ha vinto. La malavita è stata semplicemente sostituita dalla miseria, pronta a ritornare con il proprio fetore non appena le ingenti forze di polizia lasceranno la zona. Perché è evidente: erano lì per Prada e per gli Emirati, non certo per la gente. Annamaria Ortese scrisse Il mare non bagna Napoli, e questo non potrà mai succedere davvero; solo che, a guardarlo bene, quel mare rischia di colorarsi del sangue di chi, parlando di vele, finisce per ricordare quelle di Scampia — altro scempio urbanistico — tirate giù in un posto dove la Coppa America non sanno neppure cosa sia.
Dott.ssa Luisa Scalise

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