
Da Redazione WeekNews- -Vittorio Adelfi
ROMA 28 Agosto 2026
.CONFEDERAZIONE DEMOCRAZIE CRISTIANE 2026
Documento di denuncia e proposta pervenuta dal Prof. Gilberto Di Benefetto Psicologo – Pssicoterapeuta
METTETE IL FUTURO DEI BAMBINI AL CENTRO – NON I LEADER O PSEUDO TALI
Un appello alla politica del Prof. Gilberto Di Benedetto
Psicologo, psicoterapeuta, esperto di psicologia delle masse
Accolto e condiviso dalla Confederazione Democrazie Cristiane 2026
L’APPELLO VIENE RILANCIATO AL GOvERNO ED A TUTE LE FORZE POLITICHE SANE CHE HANNO A CUORE IL BENESSERE DELLE GIOANI GENERAZIONI
C’è una domanda che la politica italiana continua a non voler fare: che cosa stiamo lasciando ai nostri figli?
Ci indigniamo per la violenza nelle scuole, per l’aggressività, per la solitudine, per l’abuso degli schermi e dei videogiochi, per una generazione che sembra sempre più distante dagli adulti. Ma prima di chiederci che cosa sia successo ai ragazzi, dovremmo avere il coraggio di domandarci che cosa sia successo a noi.
Un bambino non impara soltanto da ciò che gli diciamo: impara guardandoci. Assorbe il nostro comportamento, il modo in cui affrontiamo il conflitto, il rispetto che dimostriamo, il rapporto che abbiamo con le regole, con il denaro, con il potere, con gli altri.
I nostri figli sono lo specchio dei nostri esempi.
Per questo dal mondo della psicologia e delle scienze umane si leva un appello accorato a tutte le forze politiche sane del Paese — a chiunque abbia davvero a cuore le sorti del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti — affinché si inverta la rotta.
La lezione del Popolarismo: oltre il personalismo politico
Il pensiero e l’insegnamento di Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi ci ricordano che la politica non nasce per servire le carriere dei singoli, ma per edificare il bene comune e garantire il futuro delle comunità. Oggi, di fronte alla deriva dei “partiti-azienda” e delle ditte individuali costruite attorno all’ego del leader di turno, occorre recuperare una visione di politica circolare e non piramidale.
«La politica non è una ditta individuale: è una responsabilità collettiva. Una forza politica degna di questo nome deve essere più grande di chi la guida e deve sopravvivere alle persone che l’hanno fondata.»
Se una forza politica vuol davvero avere il coraggio di cambiare, deve compiere un gesto semplice e rivoluzionario: togliere per un giorno i leader dal centro del palco e metterci i bambini. Non per farli parlare di politica, non per usarli come scenografia, ma per ricordare agli adulti per chi stanno decidendo.
Immaginate un bambino al centro di una piazza e, dietro di lui, tutti quelli che hanno responsabilità pubbliche.
A quel punto molte parole diventerebbero inutili e resterebbe una sola domanda: «È questo il Paese che vogliamo consegnargli?»
La risposta della Confederazione Democrazie Cristiane 2026
La CDC 2026 accoglie ben volentieri questo fondamentale messaggio e fa proprio l’appello del Prof. Di Benedetto.
La tutela della famiglia, la crescita sana delle nuove generazioni e la centralità dei bambini non sono soltanto principi condivisi, ma rappresentano il primo punto fondamentale del nostro Programma.

Non la prossima elezione, ma la prossima generazione
La misura di ogni scelta politica non può essere il consenso immediato o il sondaggio di domani. Deve essere la capacità di costruire il futuro. Come insegnava De Gasperi, la differenza tra un politico e uno statista risiede nella capacità di guardare alle future generazioni anziché alle prossime elezioni.
La vera rivoluzione che ci serve non è quella delle parole più dure, dei nemici da inventare o dei leader da idolatrare: è la rivoluzione dell’esempio.
- Se vogliamo figli rispettosi, dobbiamo tornare a rispettarci.
- Se vogliamo responsabilità, dobbiamo praticarla per primi.
- Se vogliamo che credano nelle istituzioni, dobbiamo restituire dignità alle istituzioni.
- Se vogliamo che abbiano fiducia nel futuro, dobbiamo smettere di consegnare loro soltanto paura e rancore.
Un giorno quei bambini diventeranno adulti e giudicheranno il mondo che abbiamo lasciato loro. Non ricorderanno i nostri comizi, i nostri manifesti o le nostre conferenze stampa: ricorderanno il Paese nel quale li avremo fatti crescere.
E forse ci rivolgeranno la domanda più difficile che una generazione possa ricevere:
«Quando avevate la possibilità di cambiare le cose, perché non lo avete fatto?»
A quella domanda dobbiamo cominciare a rispondere oggi. Non mettendo noi stessi al centro, ma facendo finalmente spazio a chi viene dopo di noi. Perché una politica che non sa guardare negli occhi un bambino non sta costruendo il futuro: sta semplicemente amministrando il proprio presente.
Un’appropriazione indebita a spesa della collettività
A fronte di un pericolo ambientale costante, il costo finanziario della gestione di questo “nulla” continua a ricadere direttamente sulle tasche dei cittadini:
Miliardi di euro sottratti alla collettività: Dalle bollette elettriche alle casse dello Stato, gli italiani hanno già versato oltre 5 miliardi di euro per il decommissioning e la custodia temporanea, con stime di costo globale della bonifica arrivate alla cifra astronomica di circa 11 miliardi di euro.
La parabola delle opere mai finite: Progetti destinati alla messa in sicurezza e alla solidificazione dei liquidi radioattivi (come il cantiere CEMEX a Saluggia) subiscono da decenni blocchi, contenziosi e continui ritardi, trasformando la bonifica in un pozzo senza fondo per le risorse pubbliche.
Lo scandalo dei manager e dei premi di produzione
Il quadro istituzionale appare ancora più inaccettabile se si osserva la gestione delle società e degli enti pubblici preposti alla bonifica:
Nomine lottizzate e continuità trasversale: Avvicendamenti politici di ogni colore — sia di destra che di sinistra — hanno perpetuato un sistema di gestione inefficace, privo di una reale responsabilizzazione sui risultati finali.
Premi di risultato scandalosi: Dirigenti e figure di vertice continuano a percepire stipendi elevati e premi di produzione, riconosciuti persino nei periodi in cui gli enti o le società di scopo sono stati sottoposti a commissariamento o hanno registrato un drastico ritardo nelle tabelle di marcia per la messa in sicurezza.
Mancanza di tutela per le fasce deboli: Risorse che dovrebbero servire al sostegno sociale, alla sanità e al contrasto della povertà vengono erogate per remunerare stipendi e bonus dirigenziali a fronte di un avanzamento lavori fermo a percentuali inaccettabili.
La posizione della Confederazione Democrazie Cristiane 202

La Confederazione Democrazie Cristiane 2026 denuncia con forza questo stato di cose e chiede con immediatezza:
L’interruzione immediata dell’erogazione di premi di produzione e bonus aziendali ai vertici degli enti preposti fino al reale ed effettivo completamento della messa in sicurezza e neutralizzazione delle scorie.
Un’audizione straordinaria e un’indagine contabile da parte della Corte dei Conti per verificare la legittimità e la congruità delle somme liquidate ai dirigenti e alle strutture operative nel corso degli ultimi decenni.
L’adozione urgente e improrogabile di interventi straordinari per la messa in sicurezza definitivi dei siti a rischio idrogeologico lungo il bacino del Po, salvaguardando l’ecosistema del Mare Adriatico e la salute del popolo italiano.
Non è più tollerabile che il peso dell’inefficienza e del rischio ambientale venga scaricato sulla povera gente e sulle generazioni future.
Coscienza e Verità
Vittorio Adelfi
Presidente
Dottor Carmelo Antonio Comi
Segretario Nazionale
Confederazione Democrazie Cristiane 2026


























