

Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Roma, Mercoledi 23 Settembre 2026
Tragedia al Colosseo: la cultura della sicurezza e il rigore del doppio controllo non sono optional
by Vittorio Adelfi
Roma si è risvegliata nel dolore e nello sgomento per una di quelle notizie che non dovrebbero mai trovare spazio nelle cronache. Nel cuore della notte, all’interno del cantiere allestito per il nuovo impianto di illuminazione artistica dell’Anfiteatro Flavio, ha perso la vita Andrea Moretti, un giovane operaio specializzato di appena 22 anni. Un volo fatale di circa dieci metri che riapre, nella sua forma più drammatica e inaccettabile, la ferita sanguinante delle morti sul lavoro in Italia.
Il lavoratore e la regolarità contrattuale
Dalle prime informazioni emerse e dai riscontri degli inquirenti, il giovane operava all’interno di un appalto regolare, impiegato in una ditta specializzata. Non si trattava di un lavoratore “in nero” o improvvisato: Moretti era un rocciatore altamente qualificato, un professionista abituato ai lavori in quota. Proprio per questo motivo, la dinamica che emerge dalle prime indagini della Procura di Roma lascia ancor più attoniti.
Secondo i rilievi preliminari, il ragazzo indossava regolarmente l’imbracatura di sicurezza, ma la fune di ancoraggio non risultava agganciata.
Quando l’esperienza incontra la distrazione: la necessità della “doppia sorveglianza”
Come può un professionista esperto, seppur giovanissimo, trovarsi in una condizione di così estrema vulnerabilità? La risposta ci costringe a interrogarci profondamente sui metodi operativi nei cantieri complessi, specialmente quelli notturni.
Lavorare di notte, in condizioni di visibilità ridotta, con il peso della stanchezza accumulata e a decine di metri d’altezza, amplifica esponenzialmente i rischi. In contesti di questa portata, la distrazione o un singolo momento di stanchezza non possono e non devono trasformarsi in una condanna a morte.

Ecco perché la mera dotazione dei dispositivi di protezione individuale (DPI) non basta più. C’è bisogno di una svolta culturale netta: l’introduzione di procedure di rigore a doppia sorveglianza. Quando si opera ad alta quota, soprattutto in orari notturni, l’affidamento al solo controllo individuale del singolo lavoratore si è dimostrato tragicamente insufficiente. È indispensabile imporre la presenza di un sistema di verifica incrociata e costante – una doppia spunta e un controllo visivo obbligatorio da parte di un preposto o di un collega prima di iniziare qualsiasi manovra esposta al vuoto.
Non si possono perdere vite umane per una distrazione
La premier Giorgia Meloni ha definito giustamente inaccettabile morire a 22 anni sul posto di lavoro, mentre il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha disposto l’immediata chiusura del monumento in segno di lutto, e le sigle sindacali tornano a tuonare contro le falle nel sistema degli appalti.
Ma il cordoglio e la rabbia, seppur doverosi, non restituiscono la vita a un ragazzo di 22 anni. La politica, le imprese e i committenti devono comprendere che la sicurezza non è un costo burocratico da tagliare o una formalità da sbrigare sulla carta, ma il pilastro etico fondamentale di ogni attività umana.
Le procedure di sicurezza rigide a doppia sorveglianza devono diventare lo standard inderogabile in ogni cantiere d’Italia. Perché nessuna opera, nessun impianto di illuminazione e nessun profitto valgono quanto una vita umana. Per Andrea, e per tutti i lavoratori che ogni giorno salgono su un’impalcatura, pretendere tolleranza zero verso la distrazione e l’approssimazione è ormai un obbligo morale improrogabile.

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