
Da Redazione WeekNews- – Vittorio Adelfi
Roma 22 Agosto 2026
LEONE XIV E LA CROCE LAMIN
Dí Gilbero Dí Benefetto – Alias HIPNOS
La geometria dell’unità
Con Leone XIV, Robert Francis Prevost, 267º Papa della Chiesa cattolica, il tema dell’unità può essere letto come una delle grandi sfide spirituali del nostro tempo: ritrovare ciò che unisce senza cancellare ciò che rende ciascuna tradizione cristiana unica. È proprio in questo spazio ideale che la Croce Lamin di Hypnos assume una particolare potenza simbolica. Non come emblema ufficiale del pontificato e neppure come segno attribuibile direttamente al Pontefice, ma come intuizione artistica capace di dialogare con la grande aspirazione alla comunione.
Lamin è, innanzitutto, una croce. Ma nella lettura di Hypnos la croce non è soltanto il segno della separazione tra una direzione e l’altra: è il punto nel quale le direzioni si incontrano. L’asse verticale e quello orizzontale convergono nel medesimo nucleo, che diventa metafora dell’incontro tra cielo e terra, tra individuo e comunità, tra memoria e futuro, tra differenza e comunione.
È questa la forza universale della Croce Lamin: non elimina le differenze, le ricompone attorno a un fulcro d’origine.
In una prospettiva ecumenica, il simbolo può parlare a cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani e alle diverse confessioni cristiane perché non pretende di sostituire le rispettive teologie. Al contrario, propone un’immagine elementare e condivisibile: molte direzioni possono convergere senza perdere la propria identità. La croce diventa così una figura dell’incontro, non del conflitto.
Da questo punto di vista, l’immagine di Leone XIV può essere accostata simbolicamente alla Croce Lamin come espressione di una medesima domanda: come trasformare la pluralità in comunione? Il pontificato appartiene alla storia concreta della Chiesa; l’opera di Hypnos appartiene alla ricerca artistica. Sono piani distinti, ma possono incontrarsi nella riflessione sull’unità.
Anche la pace tra Russia e Ucraina e la possibilità di un’Europa capace di superare le proprie fratture, fino a immaginare un orizzonte dall’Atlantico agli Urali, devono essere intese come una visione e un auspicio politico-spirituale, non come decisioni già assunte o programmi ufficialmente attribuiti a Leone XIV. In questo quadro, la Croce Lamin può diventare una potente metafora della ricomposizione: non la cancellazione delle identità, ma la loro capacità di incontrarsi attorno a un principio superiore di pace.

Il significato della Lamin si spinge allora oltre il perimetro strettamente religioso. La croce è una struttura semplice e archetipica: due assi, una linea d’intersezione, quattro direzioni. Proprio da questa essenzialità scaturisce una lettura cosmologica. Da quel punto mediano si apre lo spazio, si organizzano le direzioni e nasce la possibilità stessa di relazione, impedendo ai quattro vettori di trasformarsi in mondi separati.
È questa forse la più profonda intuizione della Croce Lamin di Hypnos: l’unità non significa uniformità. L’unità è una relazione dinamica nella quale le differenze possono coesistere senza trasformarsi necessariamente in opposizione.
Per questo Lamin può essere letta come la croce della vita oltre la separazione: una forma che attraversa il visibile per suggerire un ordine più profondo, una geometria spirituale nella quale l’uomo non è pensato come un essere isolato, ma come parte di una trama più vasta.
E qui l’arte assume la sua funzione più alta. Non pretende di dettare una verità teologica; apre una domanda. Non impone una confessione; offre un simbolo. Non chiede alle Chiese di diventare uguali; suggerisce loro di riconoscere ciò che possono condividere.
Leone XIV e la Croce Lamin possono dunque essere accostati, sul piano simbolico, attorno a una stessa parola: UNITÀ.
Una unità che non nasce dalla cancellazione delle differenze, ma dalla loro capacità di convergere. Una pace che non richiede l’oblio della storia, ma il coraggio di superarne le ferite. Una comunità che non elimina le identità, ma le rende capaci di dialogare.
La Croce Lamin, nella visione di Hypnos, diventa così più di una forma artistica: diventa una domanda rivolta al nostro tempo.
E se la croce non fosse soltanto il luogo della sofferenza, ma anche il luogo nel quale ciò che è separato può finalmente incontrarsi?
Quattro direzioni. Un centro.
Molte identità. Una possibilità di comunione.
LAMIN: la croce che non divide, ma tiene insieme.



Vittorio Adelfi














