
Da Redazione WeekNews- Vittorio Adelfi
Napoli venerdì 4 Settembre 2026jj
Castellammare di Stabia, dal secondo scioglimento per camorra alla chiamata civica del giudice Russo: “Serve una rifondazione, non una lista”
CASTELLAMMARE DI STABIA – Per la seconda volta in meno di cinque anni, Castellammare di Stabia si ritrova senza Consiglio comunale, sciolto per infiltrazioni camorristiche. Un commissariamento di 18 mesi deciso dal Consiglio dei Ministri che ha messo fine all’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Vicinanza e che apre, ancora una volta, una ferita profonda nella vita democratica stabiese.
È in questo vuoto che si inserisce l’iniziativa civica promossa dal giudice della Corte d’Appello di Napoli, Nicola Russo, stabiese, che ha deciso di trasformare il dibattito nato sui social dopo lo scioglimento in un percorso pubblico e strutturato.
Il contesto: il secondo scioglimento consecutivo
Per capire la portata dell’appello di Russo bisogna partire dai fatti. Quello del luglio 2025 è il secondo scioglimento consecutivo per la città.
Il primo era scattato il 28 febbraio 2022, su proposta dell’allora ministro Lamorgese, nei confronti dell’amministrazione di Gaetano Cimmino. Al centro delle contestazioni del Viminale e della relazione della Commissione d’accesso – poi confermata dal TAR del Lazio – c’era già allora un quadro di “non occasionale contiguità tra organi comunali e criminalità organizzata”, con riferimenti a sostegno elettorale di esponenti criminali, reti di rapporti parentali e di frequentazione tra amministratori e clan, e una diffusa illegalità amministrativa.
Dopo 18 mesi di gestione commissariale guidata dal prefetto Raffaele Cannizzaro, la città era tornata al voto nel 2024 eleggendo Luigi Vicinanza. La sua giunta è durata poco più di un anno.
Al termine di una nuova ispezione di circa tre mesi condotta da una Commissione d’accesso composta da viceprefetto, funzionari di Polizia e Carabinieri, il Viminale ha rilevato nuovamente il condizionamento del clan D’Alessandro sui meccanismi decisionali e sul controllo del consenso elettorale. Il risultato: nuovo scioglimento per 18 mesi, nuova terna commissariale, progetti del PNRR e PinQua da gestire in regime straordinario.
Una storia che l’ex sindaco Vicinanza, nella conferenza stampa del 15 luglio, ha definito la prova di “quanto sia difficile amministrare un territorio segnato da una presenza storica della camorra”, mentre parte della sua ex maggioranza ha attaccato la relazione definendola addirittura “farlocca”.
L’iniziativa di Russo: dai social alla Chiesa del Carmine
Proprio rispondendo a quel dibattito polarizzato, il giudice Russo ha rivendicato sui suoi profili il suo legame con la città e ha messo a disposizione un indirizzo e-mail per raccogliere idee per la ripartenza.
Chiusa la parentesi estiva, l’iniziativa diventa ora fisica. Il primo incontro pubblico è fissato per mercoledì 17 settembre alle ore 19:00 presso lo “Spazio per tutti” della Chiesa del Carmine, in via del Carmine, grazie alla disponibilità del parroco Don Luigi Milano.
Non sarà una passerella, ma l’avvio di un ciclo di testimonianze e confronto diretto.
I protagonisti: Ciotti, Gratteri e Della Ragione con i giovani
Accanto a Russo scenderanno in campo figure che rappresentano tre pilastri dell’antimafia italiana:
- Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera
- Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e alla camorra
- Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, invitato come modello di buona amministrazione e di riscatto civico in un comune complesso.
L’interlocutore privilegiato, per esplicita scelta degli organizzatori, saranno i giovani, gli studenti delle scuole stabiesi e i ragazzi dei presidi di Libera, chiamati a essere non pubblico ma protagonisti.

L’analisi di Russo: politica immutata e città “distratta e silente”
Il giudice ha già espresso posizioni molto nette. Ha rifiutato l’alibi del “non poteva non sapere”, puntando il dito contro una politica rimasta “immutata nei suoi volti e nei suoi legami” nonostante due scioglimenti, e contro la mancata vigilanza amministrativa che ha permesso quelle contiguità.
Ma la critica più dura è rivolta alla comunità stessa, definita in parte “distratta e silente” di fronte al bene comune. È qui che si inserisce l’idea di “rifondazione collettiva”.
L’obiettivo: costruire gli “anticorpi sociali”
L’iniziativa, ribadisce Russo, non si muove sul terreno della competizione elettorale o delle appartenenze di partito. Il fine non è costruire una lista per le prossime comunali del 2027, ma stimolare la partecipazione civica e costruire quegli “anticorpi sociali” indispensabili per arginare il condizionamento criminale.
Come aveva detto già nel 2022 il commissario Cannizzaro all’insediamento della prima terna: “Faremo quanto in nostro potere, spetta alla società civile fare il resto”.
A tre anni di distanza, quell’appello è ancora attuale. E parte proprio dalla Chiesa del Carmine.
Dà Redazione WeekNews Vittirio Adelfi
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