
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Roma, Venerdi Ottobre 2026
Dí Gilberto Dí Benedetto
La Madonna dei debitori incontra il cardinale De Donatis: «Il debito non cancelli la dignità umana»
ROMA, 9 ottobre 2026 – Presentare la storia della devozione alla Madonna dei debitori, illustrarne il significato spirituale e sociale e aprire un dialogo sul suo messaggio di misericordia: questo l’obiettivo della delegazione che oggi ha incontrato il cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore.
La delegazione, composta da don Sergio Mercanzin, padre Abdo della Chiesa greco-cattolica melchita, monsignor Jean-Marie Gervais, il professor Ernesto Paleani, Erik Peterson, professionista legato ad Azimut e nipote del teologo Erik Peterson, e altri rappresentanti dell’iniziativa, ha presentato il percorso di diffusione della devozione avviato nel 2004.

Nel corso dell’incontro sono stati consegnati al cardinale due volumi: La Madonna dei cinque originali, romanzo in uscita per Edizioni Ponte Sisto, fondata da Fabio Capocci, che racconta la vicenda di Gilberto Di Benedetto, promotore della devozione; e Dalla Madonna del sangue alla Madonna dei debitori, opera iconografica del professor Ernesto Paleani dedicata alla storia e al recupero dell’immagine.
La delegazione ha voluto sottolineare come il messaggio della Madonna dei debitori superi la sola dimensione economica: accanto ai debiti finanziari esistono ferite morali, responsabilità e relazioni da ricostruire. Nessuna persona dovrebbe essere identificata soltanto con ciò che deve. La misericordia non cancella la responsabilità, ma può favorire riconciliazione, solidarietà e nuove possibilità di riscatto.

L’incontro ha costituito un’occasione di presentazione e discernimento, senza rappresentare un riconoscimento ecclesiastico ufficiale della devozione.
Il messaggio proposto è universale: una società non si misura soltanto da quanto riesce a recuperare, ma anche da quante persone riesce ad aiutare a rialzarsi.
Non occorre immaginare un regista occulto dell’eliminazione degli anziani: basta osservare gli effetti concreti di decisioni economiche, tecnologiche e amministrative che, sommate, rischiano di trasformare la vecchiaia in una condizione di dipendenza permanente. L’anziano non è un costo da comprimere, un numero o un ostacolo alla modernizzazione. È una persona che ha lavorato, pagato tasse, cresciuto figli e contribuito a costruire questo Paese. La vera vergogna non è invecchiare: è costruire una società nella quale diventare vecchi significhi diventare invisibili. E questa è la maledizione del popolo: non dimenticare.

Non è una richiesta di vendetta né un augurio di sofferenza; è la condanna morale di chi, avendo il potere di proteggere i più fragili, ha scelto l’indifferenza. Che ogni decisione, ogni firma e ogni responsabilità restino nella memoria collettiva e che la storia giudichi senza cancellare nulla. Perché il denaro può comprare protezioni e consulenti, ma non può comprare il perdono della storia. Un Paese moderno non è quello che digitalizza tutto lasciando indietro chi non riesce a stare al passo: è quello che usa la tecnologia senza perdere l’umanità.
Gilberto Di Benedetto psicologo




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