
Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Adelfi.
Roma, Lunedi 21 Settembre 2026
La massimina del giorno
by Angioletta Massimino
“L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. Solo per questo.
Chi riuscisse a comprenderlo,
diventerebbe felice all’istante.
Ma l’uomo preferisce il tormento alla verità, perché nel dolore si riconosce, mentre nella felicità spesso non sa chi è”.
Fedor Dostoevskij

Dostoevskij non parla della felicità come di un premio, ma come di un’evidenza che l’essere umano rifiuta.
L’idea è tagliente: l’infelicità non nasce da una mancanza, nasce da un accecamento.
La felicità sarebbe già presente, già accessibile, già respirabile. L’uomo però non la riconosce, perché il dolore gli offre un’identità immediata a lui familiare, una forma, un contorno.
Nel tormento si sente definito, nella gioia si sente disperso.
È una diagnosi crudele: la sofferenza diventa rifugio, la verità diventa minaccia.
Chi comprendesse che la felicità non è da conquistare ma da riconoscere, cambierebbe stato all’istante. Ma quasi nessuno lo fa. Perché la felicità chiede di rinunciare alla narrazione del martirio, alla consolazione dell’autocommiserazione, alla sicurezza del ruolo di vittima. Dostoevskij smonta così l’idea romantica del dolore come profondità: il dolore è solo un’abitudine identitaria.
La felicità, invece, è un atto di lucidità.
A.M.
Serena giornata a tutti voi! 🩵
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