NOVA IL 7 OTTOBRE E LA FRATTURA INVISIBILE

Da Redazione WeekNews- Editor Vittorio Afelfi

Roma, Mercoledi 16/09/2026

Di Gilberto Di Benedetto

NOVA, IL 7 OTTOBRE E LÀ FRATTURA INVISIBILE
Il 7 ottobre 2023 Israele si trovò davanti a una contraddizione che ancora oggi interroga la coscienza religiosa e civile del Paese: mentre iniziava Simchat Torah, festa profondamente legata alla gioia della Torah, migliaia di giovani partecipavano al festival Nova, una celebrazione laica di musica, libertà e vita notturna. Era anche Shabbat, il giorno in cui la legge rabbinica impone agli osservanti il riposo e vieta una serie di attività considerate melakhot.
Per una parte dell’ebraismo ultraortodosso, quella festa rappresentava dunque una profonda frattura con la tradizione religiosa. Alcuni organi di stampa haredi sottolinearono proprio l’estraneità religiosa di molte delle vittime e interpretarono l’accaduto attraverso categorie morali e teologiche. La questione diventa particolarmente delicata quando si guarda alla legge rabbinica antica. Il Talmud considera la violazione deliberata dello Shabbat una trasgressione estremamente grave e la tradizione giuridica ebraica prevedeva, in condizioni rigidissime, persino la pena capitale per determinate violazioni.
Ma la stessa tradizione imponeva prove, testimoni, ammonimento preventivo e condizioni giudiziarie precise. La Mishnah, inoltre, mostra quanto i rabbini fossero prudenti nell’applicare la pena di morte: Rabbi Tarfon e Rabbi Akiva arrivano ad affermare che, se fossero stati membri del Sanhedrin, nessuno sarebbe mai stato condannato a morte. È quindi storicamente sostenibile parlare di una frattura tra cultura secolare e halakhah, senza tuttavia trasformare quella frattura nella spiegazione della strage.

La domanda più interessante nasce proprio qui: quanto era profondo, prima del 7 ottobre, il conflitto tra l’Israele religioso e l’Israele laico? E quanto quella frattura ha contribuito a determinare il modo nel quale una parte della società ha interpretato successivamente ciò che era accaduto? Il punto non è stabilire una colpa religiosa delle vittime, bensì comprendere un Paese nel quale, nello stesso giorno, convivevano due immagini quasi opposte di Israele: da una parte la Torah, lo Shabbat e Simchat Torah; dall’altra una festa elettronica costruita intorno alla libertà individuale. È dentro questa frattura culturale, prima ancora che dentro la tragedia, che si trova una delle domande più difficili del 7 ottobre.
Gilberto Di Benedetto

Esperto in guerra psicologica, analista indipendente di OSINT e operazioni psyops

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