
Dà Redazione WeekNews- Fonte Arts Tv
Di Antonietta Cacacec
Succede alla Mostra d’Oltremare, a Fuorigrotta. E succede con quello che tutti chiamano “l’ex Boccioni”.
Solo che, chiariamolo: quel palazzo non è il Boccioni. O almeno, non lo era all’inizio.
Facciamo ordine: dov’era davvero il Boccioni.
L’edificio grande, isolato, quello che molti indicano come ex Liceo Artistico Boccioni, era in realtà la sede storica dell’ISEF. Un ex padiglione del 1940, uno dei 36 originali della Mostra, ricostruito nel 1952 da Carlo Cocchia e Matteo Corbi in stile razionalista dopo i bombardamenti che ne distrussero il 60%.
Il Boccioni vero non stava lì. La sua sede principale era dietro al bar della Mostra. Poi, negli anni, fu spostato molto più sopra, verso la zona collinare del parco, e arrivò a utilizzare anche la Torre – quella poi chiusa e interdetta per motivi di sicurezza.
Quindi oggi, quando parliamo di abbandono, parliamo di due ferite: l’ex ISEF e l’ex Boccioni vero, entrambi lasciati a marcire.
Da quasi 15 anni sono chiusi. Porte sbarrate, vetri rotti, intonaci a terra, cortili diventati giungla. 6.000 mq di edificio pubblico nel cuore di un parco monumentale di 720.000 mq. Un buco nero.
L’occasione persa che fa più rabbia: l’America’s Cup.
Nel 2027 Napoli ospiterà l’America’s Cup. Bagnoli e Fuorigrotta saranno il centro del mondo. Serviranno posti letto, accoglienza di qualità, una visione.
Avevamo l’occasione perfetta:
Fase 1 – Durante la Coppa: recupero rapido degli edifici ex ISEF / ex Boccioni come struttura ricettiva diffusa di charme. Un hotel per team, stampa internazionale, turismo di alto profilo. Dentro la Mostra, a due passi dalle basi nautiche.
Fase 2 – Dopo la Coppa: riconversione in studentato.
Sarebbe stata una scelta logica, non ideologica. L’area flegrea è ormai una cittadella universitaria: Monte Sant’Angelo con la Federico II, Scienze Motorie, Fuorigrotta con Ingegneria, la Mostra stessa piena di poli universitari. Migliaia di fuorisede che non trovano un letto a prezzo decente. E noi lasciamo due edifici pubblici enormi all’incuria.
Sarebbe stato un doppio colpo: reddito immediato durante il grande evento, eredità sociale duratura dopo.
Invece: abbandono totale.
Non è solo il Boccioni e l’ISEF. È un cimitero di capolavori.
Chi cammina alla Mostra lo vede. È un museo a cielo aperto di occasioni perse, con 54 edifici vincolati di valore storico immenso:
– Padiglione Rodi: mosaici dimenticati
– Acquario Tropicale: unico in Italia, chiuso da anni
– Torre delle Nazioni / ex Torre del Partito: 40 metri simbolo, inaccessibile, quella che usava anche il Boccioni
– Padiglione dell’Albania e Padiglione Nord America
– Villa Leonetti e la Chiesa di Santa Maria Francesca Saverio Cabrini: abbandonate nel verde.
Dal 2012 hanno ristrutturato bene solo la parte congressuale. Il resto è fermo.
Che peccato davvero.
Perché non è sfortuna, è una scelta. Ogni anno che passa il ferro si ossida, l’acqua entra, i pavimenti e gli affreschi razionalisti spariscono. Recuperare costerà sempre di più.
Recuperare l’ex ISEF e l’ex Boccioni non sarebbe nostalgia. Sarebbe l’unico modo intelligente per legare un evento enorme come l’America’s Cup a qualcosa che resta a Napoli.
Turismo e poi studenti. Bellezza e poi utilità.
Invece, per ora, restano due fantasmi. E noi continuiamo a passarci davanti facendo finta di non vederli.
Antonietta Cacace

Da Redazione WeekNews- – fonte Arts – Tv
Napoli 9 Settembre 2026
dí Antonietta Cacace
.Succede alla Mostra d’Oltremare, a Fuorigrotta. E succede con quello che tutti chiamano “l’ex Boccioni”.
Solo che, chiariamolo: quel palazzo non è il Boccioni. O almeno, non lo era all’inizio.
Facciamo ordine: dov’era davvero il Boccioni.
L’edificio grande, isolato, quello che molti indicano come ex Liceo Artistico Boccioni, era in realtà la sede storica dell’ISEF. Un ex padiglione del 1940, uno dei 36 originali della Mostra, ricostruito nel 1952 da Carlo Cocchia e Matteo Corbi in stile razionalista dopo i bombardamenti che ne distrussero il 60%.
Il Boccioni vero non stava lì. La sua sede principale era dietro al bar della Mostra. Poi, negli anni, fu spostato molto più sopra, verso la zona collinare del parco, e arrivò a utilizzare anche la Torre – quella poi chiusa e interdetta per motivi di sicurezza.
Quindi oggi, quando parliamo di abbandono, parliamo di due ferite: l’ex ISEF e l’ex Boccioni vero, entrambi lasciati a marcire.
Da quasi 15 anni sono chiusi. Porte sbarrate, vetri rotti, intonaci a terra, cortili diventati giungla. 6.000 mq di edificio pubblico nel cuore di un parco monumentale di 720.000 mq. Un buco nero.
L’occasione persa che fa più rabbia: l’America’s Cup.
Nel 2027 Napoli ospiterà l’America’s Cup. Bagnoli e Fuorigrotta saranno il centro del mondo. Serviranno posti letto, accoglienza di qualità, una visione.
Avevamo l’occasione perfetta:
Fase 1 – Durante la Coppa: recupero rapido degli edifici ex ISEF / ex Boccioni come struttura ricettiva diffusa di charme. Un hotel per team, stampa internazionale, turismo di alto profilo. Dentro la Mostra, a due passi dalle basi nautiche.
Fase 2 – Dopo la Coppa: riconversione in studentato.
Sarebbe stata una scelta logica, non ideologica. L’area flegrea è ormai una cittadella universitaria: Monte Sant’Angelo con la Federico II, Scienze Motorie, Fuorigrotta con Ingegneria, la Mostra stessa piena di poli universitari. Migliaia di fuorisede che non trovano un letto a prezzo decente. E noi lasciamo due edifici pubblici enormi all’incuria.
Sarebbe stato un doppio colpo: reddito immediato durante il grande evento, eredità sociale duratura dopo.
Invece: abbandono totale.
Non è solo il Boccioni e l’ISEF. È un cimitero di capolavori.
Chi cammina alla Mostra lo vede. È un museo a cielo aperto di occasioni perse, con 54 edifici vincolati di valore storico immenso:
– Padiglione Rodi: mosaici dimenticati
– Acquario Tropicale: unico in Italia, chiuso da anni
– Torre delle Nazioni / ex Torre del Partito: 40 metri simbolo, inaccessibile, quella che usava anche il Boccioni
– Padiglione dell’Albania e Padiglione Nord America
– Villa Leonetti e la Chiesa di Santa Maria Francesca Saverio Cabrini: abbandonate nel verde.
Dal 2012 hanno ristrutturato bene solo la parte congressuale. Il resto è fermo.
Che peccato davvero.
Perché non è sfortuna, è una scelta. Ogni anno che passa il ferro si ossida, l’acqua entra, i pavimenti e gli affreschi razionalisti spariscono. Recuperare costerà sempre di più.
Recuperare l’ex ISEF e l’ex Boccioni non sarebbe nostalgia. Sarebbe l’unico modo intelligente per legare un evento enorme come l’America’s Cup a qualcosa che resta a Napoli.
Turismo e poi studenti. Bellezza e poi utilità.
Invece, per ora, restano due fantasmi. E noi continuiamo a passarci davanti facendo finta di non vederli.
Antonietta Cacace

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