LA GIOCONDA BOTTINO DI GUERRA? SFATIAMO UNA BUFALA ANTICA

Leonardo: Monnalisa painting

Da Redazione WeekNews- – Vittorio Adelfi

Roma 22 Agosto 2026 –

La Gioconda: bottino dí guerra? Sfatiamo un bufala antica

Prima di entrare nei dettagli storici, va chiarito un punto fondamentale su cui la storiografia artistica non lascia dubbi: la Gioconda non è un bottino di guerra trafugato da Napoleone o dai francesi.
Si tratta di una delle bufale più diffuse d’Italia. Infatti, il famoso dipinto fu portato in Francia dallo stesso Leonardo da Vinci ed entrò con tutti I crismi della legalità nelle ricche collezioni reali per puro acquisto.
Tuttavia, il mito del “furto francese” ha radici storiche ben precise ed è legato a un evento reale avvenuto all’inizio del ‘900.
La genesi dell’opera e il soggiorno francese

Si narra che, a quel tempo, Leonardo inizia il ritratto di Lisa Gherardini (moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo) intorno al 1503 a Firenze.
L’opera non venne mai consegnata al committente: Leonardo la portò con sé per svariati anni, ritoccandola continuamente con velature sovrapposte di spessore micrometrico per affinare la tecnica dello sfumato.
L’arrivo in Francia: Nel 1516
Leonardo accetta l’invito d’ospitalita’ dí re Francesco I di Francia e si trasferisce al castello di Clos Lucé, vicino ad Amboise, portando con sé il tavoletto in pioppo.

  • L’acquisto legale: Alla morte del maestro (1519), la pittura passò al suo allievo e assistente Salaì (Gian Giacomo Caprotti) o direttamente al sovrano.
    Francesco I la acquistò per la cifra considerevole di 4.000 scudi d’oro, facendola entrare legittimamente nelle collezioni della Corona. Successivamente la Gioconda passo’ al dipartimento del Louvre, dove tutt’ora risiede il dipinto dí Leonardo.
    Perché si parla di “obolo di guerra”?
    Il malinteso nasce dalla fusione di due fattori distinti:
  • Le spoliazioni napoleoniche (1796–1815): Durante le campagne d’Italia, Napoleone Bonaparte requisì migliaia di opere d’arte italiane (tra cui capolavori di Tiziano, Veronese e Raffaello) portandole al Louvre. Molte tornarono con il Congresso di Vienna grazie an Antonio Canova, ma la percezione popolare cominciò ad associare ogni capolavoro italiano a Parigi al furto napoleonico.
  • Il vero furto del 1911 (Vincenzo Peruggia): Il 21 agosto 1911, un decoratore italiano del Louvre, Vincenzo Peruggia, trafugò la tela nascondendola sotto il cappotto. Peruggia era convinto — errando — che il quadro fosse stato rubato da Napoleone e volle compiere un gesto patriottico per restituirlo all’Italia.
    Quando cercò di venderlo nel 1913 al gallerista fiorentino Alfredo Geri, fu arrestato.

Questo clamoroso fatto di cronaca trasformò la Gioconda nel mito globale che conosciamo oggi.
Scheda e aneddoti tecnico-artistici del dipinto:
Dettaglio tecnico

  • Supporto: Tavola in legno di pioppo (Populus alba) di appena 13 mm di spessore.
  • Tecnica | Olio su tavola con applicazione di decine di velature trasparenti (sfumato).
  • ⁠|Dimensione: | 77 cm × 53 cm.
  • Il paesaggio “vivo”: Lo sfondo non è decorativo ma applica la prospettiva aerea e le teorie geologiche di Leonardo.
    Presenta due punti di fuga differenti (la linea dell’orizzonte a sinistra è visibilmente più bassa di quella a destra), un artificio ottico che crea dinamismo negli occhi dell’osservatore.
    Il fascino del supporto
    Il supporto di pioppo presenta una spaccatura verticale nella parte superiore, stabilizzata già nel XVIII secolo con due tasselli a coda di rondine sul retro.
    L’opera è conservata oggi in una teca a atmosfera controllata (50% umidità relativa, 21°C) per prevenire l’imbarcamento del legno.
  • La “finta” assenza di sopracciglia: Nel 2007, analisi ad alta risoluzione con tecnologia multispettrale hanno dimostrato che Lisa Gherardini possedeva originariamente sia ciglia che sopracciglia, progressivamente svanite a causa di puliture aggressive eseguite nei secoli passati.

Info Whattsap: +39 3278597580

Vittorio Adelfi

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