
CAGLIOSTRO E LA LOGGIA CHE NON ESISTE
Il mistero di San Leo, Pio VI e quella leggenda che da oltre due secoli interroga la storia.
di Gilberto Di Benedetto
Ci sono personaggi che la storia archivia e personaggi che la storia, invece, non riesce a chiudere. Cagliostro appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
La sua vicenda ufficiale è nota: Giuseppe Balsamo, divenuto Alessandro Cagliostro, arriva a Roma nel 1789, entra nel mirino delle autorità pontificie, viene arrestato, processato dal Sant’Uffizio e condannato a morte. La pena viene poi commutata da Pio VI in carcere perpetuo e il prigioniero viene trasferito nella fortezza di San Leo, dove la storiografia tradizionale colloca la sua morte il 26 agosto 1795. La documentazione sul processo e sulla detenzione è consistente e comprende anche rapporti amministrativi inviati alla Segreteria di Stato.
Eppure, proprio attorno a questa vicenda nasce quasi immediatamente una seconda storia: quella dell’uomo che non sarebbe mai morto a San Leo, ma che sarebbe stato trasferito, sostituito o protetto.
Non esiste una prova storica credibile che Cagliostro sia stato sottratto alla prigionia e nascosto in Vaticano, né documentazione attendibile su una sua successiva amicizia con Pio VI. Appartengono al territorio della leggenda, della tradizione esoterica e della fantamassoneria. Ma è proprio il confine fra documento e mito a rendere la vicenda straordinariamente affascinante.
Un uomo di confine a Roma
Cagliostro non era un personaggio qualsiasi. Era capace di attraversare ambienti differenti: aristocrazia, cultura esoterica, medicina dell’epoca, spiritualità e Massoneria. La sua esperienza iniziatico-massonica e la costruzione del rito egiziano sono storicamente documentate, così come il tentativo di organizzare una propria loggia a Roma.
Per il potere pontificio il problema non era soltanto un individuo eccentrico o un presunto guaritore. Cagliostro si muoveva in un’Europa in cui idee illuministiche, diplomazia e nuove forme di potere culturale si incontravano continuamente. Roma, capitale dello Stato pontificio, rappresentava il luogo più delicato possibile.
L’arresto del dicembre 1789 e la commutazione della pena da parte di Pio VI aprono la porta alla lettura romanzesca: perché un uomo ritenuto così pericoloso viene sottratto alla morte? Che cosa avrebbe potuto sapere il Gran Cofto?
La fortezza e l’enigma della sopravvivenza
San Leo diventa il luogo nel quale la storia colloca la fine di Cagliostro, ma anche quello da cui la fantasia fa iniziare una sua seconda vita. Il prigioniero è morto davvero o è scomparso? Il corpo apparteneva all’uomo che il mondo conosceva?
Senza risposte documentarie alternative, la domanda resta aperta, generando la suggestione che San Leo sia stato il luogo ideale per costruire una scomparsa impeccabile.
A questo punto entra in scena il Vaticano come centro storico del potere politico e religioso dell’epoca. La leggenda parla talvolta di una «Gran Loggia Vaticana». Utilizzata come metafora narrativa, l’espressione descrive non un tempio o uno statuto, ma una rete di relazioni riservate, protezioni e scambi di informazioni.
Immaginiamo — come esercizio di fantamassoneria — che Pio VI abbia voluto incontrare il prigioniero in una stanza riservata. Cagliostro avrebbe potuto parlare delle logge europee e delle tensioni politiche del continente, ottenendo in cambio non la libertà, ma la possibilità di diventare un’ombra.
Dai salotti del Settecento al fantasma della P2
La forza di questa costruzione narrativa sta nel fatto che non pretende di sostituire la storia, ma la usa come materia prima.
Due secoli dopo Cagliostro, la vicenda della P2 di Licio Gelli ha dimostrato l’esistenza reale di una rete capace di coinvolgere ambienti politici, economici, militari e istituzionali. Pur senza alcuna continuità documentata, sul piano concettuale emerge una somiglianza: l’idea di un potere esercitato attraverso relazioni riservate che attraversano istituzioni differenti. Cagliostro diventa l’archetipo settecentesco dell’uomo capace di muoversi fra mondi; la P2 una delle sue manifestazioni moderne.
In questo quadro, la fantomatica «Gran Loggia Vaticana» non richiede stanze segrete sotto San Pietro, ma evoca una rete senza nome in cui la distinzione tra potere religioso, politico ed economico si fa fluida.
Tra il documento e il sogno
Il documento dice che Cagliostro fu arrestato, processato, condannato e morì a San Leo nel 1795. La leggenda risponde che un uomo come lui non poteva semplicemente finire.
La lezione lasciata dal Gran Cofto è forse proprio questa: non credere a tutto ciò che è nascosto, ma non smettere di interrogare ciò che la storia non ha ancora spiegato.
San Leo conserva la versione ufficiale della sua fine.
Roma conserva il suo mito.
Il Vaticano conserva il mistero del potere.
E la «Gran Loggia Vaticana» rimane ciò che il suo stesso nome suggerisce: una stanza senza porta, o più semplicemente il luogo immaginario nel quale la storia e il sogno continuano a incontrarsi.


